Turismo, disastro in Campania. Le presenze crollano del 90%. Albergatori contro il governo

Salvatore Dare,  

Turismo, disastro in Campania. Le presenze crollano del 90%. Albergatori contro il governo

«Il governo deve prendere coscienza della situazione drammatica che il turismo nazionale, in particolare quello campano, sta vivendo». A dirlo è Costanzo Iaccarino, vicepresidente nazionale e presidente regionale di Federalberghi che mostra amarezza a proposito della ripartenza del turismo in fase 2. I dati choc per la Campania – crollo del 90 per cento delle presenze, appena il 20 per cento delle camere occupate – fanno paura.

«In autunno, migliaia di lavoratori rischiano di trovarsi senza lavoro e senza un sussidio. Perciò bisogna modificare la Naspi e prevedere un sostegno per i lavoratori almeno fino alla prossima primavera. Altrimenti la situazione rischia di complicarsi ulteriormente sotto il profilo sociale». Determinante è il blocco del turismo estero: «La Campania è buen retiro di inglesi, statunitensi e tedeschi che quest’anno sono completamenti assenti – dice Iaccarino – Il problema è che la loro assenza non è compensata dall’arrivo di turisti provenienti da altri Paese. Ed è impensabile che le imprese turistiche della nostra regione possano reggersi soltanto grazie al turismo domestico». La riduzione delle presenze appare ancora più preoccupante se si pensa che la durata media del soggiorno dei pochi ospiti registrati in Campania, a giugno, non ha superato le due notti. Dopo la fine del lockdown, molti alberghi non hanno riaperto, mentre per quelli attivi le camere occupate non superano il 20% del totale. «Tutte le imprese turistiche sono consapevoli del fatto che chiuderanno il bilancio del 2020 in perdita: non solo gli alberghi, ma anche le agenzie di viaggio, i ristoranti, le aziende di trasporto e le altre inserite nella filiera. Nonostante ciò, centinaia di imprenditori hanno scelto di rimboccarsi le maniche e di riaprire le rispettive strutture per tenere alto il nome della Campania nel settore dell’ospitalità – conclude Iaccarino – Strumenti come i buoni vacanza sono farraginosi e quindi poco utili, perché alle imprese non serve credito d’imposta ma liquidità. Quindi pretendiamo che si trovi una soluzione vera e concreta per salvare il turismo: non abbiamo bisogno dei soliti pannicelli caldi ai quali la politica ci ha abituato».

«I dati diffusi da Federalberghi nazionale, purtroppo, fotografano alla perfezione la situazione disastrosa in cui si trova il turismo italiano – evidenzia Adelaide Palomba, presidente di Federalberghi Costa del Vesuvio. Dobbiamo con amarezza registrare un clamoroso crollo di presenze perfettamente in linea con la media nazionale anche sul territorio di Costa del Vesuvio. Purtroppo, devo anche aggiungere, che sono diverse le strutture ricettive che hanno preferito non aprire per evitare di aggiungere altri costi ai mancati guadagni». C’è una certezza: «L’assenza di flussi turistici dall’estero non può, almeno in questa fase, essere bilanciata dalla presenza di turismo italiano – continua Palomba – E le misure previste dal governo, quali il bonus vacanze, al momento sono da considerarsi assolutamente inutili a drenare l’emorragia di costi e di presenze che stanno distruggendo il nostro settore» denuncia la presidente di Federalberghi Costa del Vesuvio. «Plaudiamo al coraggio di chi ha deciso di riaprire e di sopportare le difficoltà di una ripartenza a singhiozzo. Così come sono da considerarsi positivi gli sforzi fatti dall’Ente Parco del Vesuvio o dal Parco Archeologico per riaprire i siti culturali e turistici di maggiore interesse. Ma questi sforzi rischiano di restare vani se non vengono accompagnati da una politica locale di difesa del territorio e di valorizzazione delle idee di mobilità» chiosa Palomba.