Disastro rifiuti a Torre del Greco, scempio in viale Sardegna: un esposto dopo il filmato shock

Alberto Dortucci,  

Disastro rifiuti a Torre del Greco, scempio in viale Sardegna: un esposto dopo il filmato shock

Torre del Greco. L’interrogazione a risposta scritta è scattata – accompagnata da un raccapricciante dossier fotografico – a 48 ore dal filmato-shock diffuso attraverso i social network: un video di circa 3 minuti in cui vengono impietosamente mostrate le condizioni in cui versa l’ex isola ecologica di viale Sardegna, a ridosso del mercato ortofrutticolo e degli uffici comunali.

Un’area trasformata in una vera e propria discarica di rifiuti e invasa dal percolato fuoriuscito dai compattatori della Nu misteriosamente parcheggiati all’interno della struttura dell’ente di palazzo Baronale. Elementi capaci di convincere l’ex vicesindaco Romina Stilo – oggi esponente dell’opposizione in consiglio comunale – a scrivere al sindaco Giovanni Palomba, all’assessore all’ambiente Raffaele Arvonio, al dirigente alla nettezza urbana Claudia Sacco e al comandante della polizia municipale Salvatore Visone per provare a fare piena luce su una vicenda capace di fare scattare l’ennesimo campanello d’allarme all’ombra del Vesuvio.

«L’area attualmente risulta un cantiere sosta per i mezzi destinati alla raccolta dei rifiuti – scrive Romina Stilo – e in tutta la struttura è visibile la forte e diffusa presenza di percolato, con conseguente insopportabile fetore». Una situazione potenzialmente esplosiva sotto il profilo igienico-sanitario, così come evidenziato dagli abitanti della zona.

Di qui, l’interrogazione dell’ex braccio destro di Ciro Borriello per sapere «chi ha autorizzato il cantiere sosta all’interno dell’area mercatale di viale Sardegna e le ragionindella mancata vigilanza e controllo della zona». A chiudere, poi, una domanda da un milione di dollari: «Si chiede di sapere – conclude Romina Stilo – quali iniziative intende assumere il Comune per mettere in sicurezza l’area per tutelare la salute pubblica dei cittadini».

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