Vigilante ucciso: nuovo processo per i tre giovani Cassazione annulla e rinvia. Moglie, è tortura ma affronteremo

Redazione,  

Vigilante ucciso: nuovo processo per i tre giovani Cassazione annulla e rinvia. Moglie, è tortura ma affronteremo

La decisione presa dalla Corte di Cassazione nell’ambito dell’iter giudiziario sull’omicidio di Francesco Della Corte, il 51enne ucciso a Napoli nel 2018 da tre giovani all’epoca minorenni, ha tutto il sapore della sconfitta per la moglie e i figli del vigilante che dopo essere stato gravemente ferito a colpi di bastone morì in ospedale 13 giorni dopo l’aggressione scattata davanti a una stazione della metro di Napoli per rubargli la pistola.

I giudici hanno annullato la sentenza di secondo grado che condannava a 16 anni e mezzo di reclusione i tre giovani accusati di omicidio e disposto, contestualmente, un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte di Appello di Napoli. “E’ una tortura, stiamo cercando di riprenderci e adesso arriva questa decisione che potrebbe farci ricadere di nuovo. Ma affronteremo questa nuova sfida con ancora piu’ forza”, commenta Annamaria, moglie di Francesco, che dopo un momento di sconforto torna ad essere combattiva. Oggi, la famiglia, attendeva che venisse pronunciata la parola fine e invece la triste vicenda che in questi anni li ha tenuti in apprensione deve continuare.

Nelle parole di Giuseppe, uno dei due figli del vigilante ucciso, la delusione cede subito il passo alla rabbia: “E’ stata concessa un’altra possibilità agli assassini di mio padre, mentre lui questa opportunità non l’ha avuta”, dice affranto. La famiglia accolse con insoddisfazione la condanna a 16 anni e mezzo inflitta ai tre ragazzi prima dal Tribunale e poi dalla Corte di Appello di Napoli. Un sentimento che ora, alla luce di questo pronunciamento, si rinnova in Giuseppe: “Adesso la condanna potrebbe anche essere riconsiderata?”, si chiede il giovane che poi subito aggiunge: “Ma la vita di mio padre non vale 16 anni e mezzo”. Giuseppe torna a parlare dei permessi concessi a uno dei tre giovani pochi mesi dopo l’omicidio: gli fu concesso, nell’ambito di un programma di recupero, di festeggiare il suo 18esimo compleanno e di fare un provino per una squadra di calcio. Una vicenda che finì sui social, con foto e video, creando non poche polemiche sull’opportunità di questa scelta. “Dopo appena dieci mesi dall’omicidio di mio padre – aggiunge Giuseppe – è stata concessa anche la festa per i 18 anni a uno dei tre assassini di papà. Ancora non sappiamo il perché di queste concessioni. Dissero che i permessi erano stati concessi nell’ambito di un programma di recupero ma quale recupero si può avere a distanza di dieci mesi da un omicidio?”