Scandalo centro anti-violenza a Torre del Greco: imprenditori a processo. Un cavillo salva (per ora) il dirigente comunale

Alberto Dortucci,  

Scandalo centro anti-violenza a Torre del Greco: imprenditori a processo. Un cavillo salva (per ora) il dirigente comunale
Andrea Formisano con il sindaco-parente Giovanni Palomba

Torre del Greco. Imprenditori a processo e dirigente comunale «salvato» da un cavillo legato alla competenza territoriale. è il primo verdetto relativo alla «disinvolta gestione» del centro anti-violenza dell’ente di palazzo Baronale, finito al centro di un’articolata indagine condotta dal pubblico ministero Patrizia Dongiacomo della procura di Napoli Nord. A tre anni dall’avvio dell’inchiesta, sono stati rinviati a giudizio i rappresentanti legali dell’associazione temporanea d’impresa a cui venne affidato il servizio dello «sportello rosa» aperto presso gli uffici di viale Sardegna: Rosaria Dell’Aversana e Alessandro Pennetta – rispettivamente alla guida della coop Domi Group e della coop Ferrante-Aporti – dovranno rispondere delle accuse di turbativa d’asta e truffa. Il processo per gli «imprenditori del welfare» si aprirà a inizio 2021 davanti ai giudici del tribunale di Napoli Nord.

L’eccezione guadagna-tempo

Diverso, invece, il discorso per l’ex comandante dei vigili urbani Andrea Formisano: il parente del sindaco Giovanni Palomba – nominato dirigente del settore politiche sociali del Comune proprio dallo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio e finito in diverse occasioni al centro di polemiche e veleni sollevate dagli stessi esponenti della maggioranza di palazzo Baronale – potrà trascorrere l’estate senza l’incubo di dovere affrontare un processo in tempi brevi. Il gup del tribunale di Napoli Nord ha, infatti, accolto l’eccezione sollevata in aula dalla difesa dell’ex coordinatore dell’ufficio di piano e stralciato la posizione di Andrea Formisano: gli atti dell’inchiesta sono stati rimandati al pubblico ministero e la posizione del dirigente comunale dovrà essere vagliata dal tribunale di Torre Annunziata, ritenuto – in accoglimento della tesi promossa dall’avvocato Amato Del Giudice – territorialmente competente per la sola posizione dell’imputato «eccellente» dell’inchiesta. Dunque, tutto da rifare: il pubblico ministero del palazzo di giustizia di via Nazionale a cui sarà affidato il fascicolo dovrà, eventualmente, avanzare una nuova richiesta di rinvio a giudizio e poi attendere il «verdetto» del giudice per le udienze preliminare.

La genesi dell’inchiesta

Le indagini si riferiscono al periodo tra il gennaio del 2016 e il novembre del 2016, quando Andrea Formisano ricopriva il ruolo di coordinatore dell’ufficio di piano. I fari degli investigatori si accesero sulla gara per l’affidamento della gestione del centro anti-violenza: secondo il castello accusatorio costruito dagli investigatori, Rosaria Dell’Aversana e Alessandro Pennetta costituirono un’associazione temporanea d’impresa con le rispettive coop e si aggiudicarono la gestione del centro anti-violenza grazie a «migliorie» mai messe effettivamente in campo. Di qui, la truffa contestata dagli investigatori del valore complessivo di 74.763 euro.Al dirigente alle politiche sociali vengono contestate le mancate verifiche ai servizi resi dall’associazione temporanea d’impresa e i successivi vantaggi patrimoniali in favore dell’ati costituita dalla Domi Group e dalla Ferrante Aporti. Accuse da cui, ora, Andrea Formisano si dovrà difendere a Torre Annunziata.

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