Fallimento Deiulemar, il «jolly» dei vampiri: il carcere si allontana

Alberto Dortucci,  

Fallimento Deiulemar, il «jolly» dei vampiri: il carcere si allontana

Torre del Greco. I legali degli armatori della Deiulemar compagnia di navigazione impugnano la sentenza della suprema corte di Cassazione e allontanano ulteriormente lo spettro del carcere per i responsabili del «grande crac» all’ombra del Vesuvio. A un anno esatto dal verdetto degli ermellini di Roma e a otto anni precisi dagli arresti eseguiti dalla guardia di finanza, si allunga l’agonia delle 13.000 famiglie di risparmiatori finite gambe all’aria a causa del fallimento dell’ex colosso economico di via Tironi. Quando era già iniziato il countdown per il nuovo processo d’appello di Napoli – ordinato per «rideterminare» le pene di alcuni imputati – gli avvocati dei vampiri hanno, infatti, tirato fuori un jolly capace di riportare «indietro» il processo.

Il ricorso dei falliti

Tutto ruota intorno a un «cavillo» relativo alla raccolta abusiva del risparmio ipotizzata prima dalla procura di Torre Annunziata e successivamente dalla procura di Roma: un capo d’imputazione per cui gli eredi dei tre fondatori della Deiulemar compagnia di navigazione sono stati tutti condannati in via definitiva. Tuttavia, la suprema corte di Cassazione – secondo la tesi sostenuta dal difensore di Giovanna Iuliano, l’avvocato Gennaro Imbò – avrebbe «sbagliato i conti» e condannato gli armatori-vampiri per un reato – il «capo A» del lungo elenco di contestazioni – già prescritto a luglio del 2019, al momento della sentenza con cui veniva confermata la penale responsabilità di tutti gli imputati e rinviata la vicenda in corte d’appello per la sola rideterminazione della pena. Non propriamente il «classico» errore materiale bensì una «svista sostanziale» prontamente sottolineata dalla difesa dei responsabili del «grande crac» all’ombra del Vesuvio: una tesi ritenuta «plausibile» dai magistrati della capitale, pronti a fissare pure la data – il prossimo 21 ottobre – in cui sarà discusso il ricorso a cui si sono accodati i difensori di Angelo Della Gatta, Pasquale Della Gatta e Micaela Della Gatta. In sostanza, nulla è destinato a cambiare sotto l’aspetto squisitamente sanzionatorio. Ma il nuovo round a Roma potrebbe ulteriormente allungare i tempi di un procedimento giudiziario già costellato da ritardi e anomalie.

La rabbia delle vittime

L’ulteriore appendice di una vicenda apparentemente arrivata al capolinea è stata notificata a tutte le parti civili, a partire dalle curatele fallimentari della Deiulemar compagnia di navigazione e della società di fatto costituita dagli armatori-vampiri. Così, in poche ore, la notizia del «jolly» pescato dai responsabili della cosiddetta «Parmalat del mare» è arrivata a Torre del Greco. Scatenando rabbia e indignazione tra gli ex obbligazionisti della «banca privata» messa in piedi dalla famiglie Della Gatta-Iuliano-Lembo. Il colpo di scena, sia chiaro, non incide sul percorso di ristoro delle vittime. Ma l’idea dell’ennesima battuta d’arresto di un processo infinito ha inevitabilmente provocato sconforto e amarezza tra gli ex obbligazionisti in prima linea da otto anni per recuperare il tesoro sparito nel nulla.

La sentenza in sospeso

A luglio dello scorso anno, gli ermellini di Roma confermarono la penale responsabilità dei fratelli Angelo Della Gatta e Pasquale Della Gatta – condannati in Appello a 11 anni e 8 mesi di reclusione – mentre Giuseppe Lembo, l’unico fondatore del gruppo rimasto in vita, era stato condannato a 13 anni. Definitivamente accertata la responsabilità di Micaela Della Gatta – condannata a 5 anni e 4 mesi – e di Giovanna Iuliano, condannata a 5 anni e 4 mesi. Per tutti gli imputati era stato richiesto il ricalcolo delle pene, fino al «jolly» pescato dagli armatori-vampiri.

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