Per l’arrivo materiale dei soldi bisognerà attendere i tempi della burocrazia. Il Procuratore Generale di Roma dovrà trasmettere gli atti al suo collega svizzero. Ma di fatto nelle casse del fallimento della Deiulemar compagnia di navigazione – il colosso armatoriale di Torre del Greco fallito nel 2012 – ci sono già altri 27 milioni di euro da distribuire alle 13.000 famiglie di risparmiatori messi in ginocchio dal più grande crac della storia della città.

La sentenza

La Corte d’Appello di Roma, infatti, ha dato ragione alla curatela fallimentare, rappresentata in questo procedimento dall’avvocato Elio D’Aquino, e alla Procura Generale blindando il maxi-sequestro di capitali emesso contestualmente alla sentenza penale di condanna che ha travolto gli imprenditori responsabili del fallimento da oltre 800 milioni di euro. L’ordinanza relativa all’incidente d’esecuzione sollevato dalla Procura Generale chiarisce ogni dubbio. Per la seconda sezione della Corte d’Appello di Roma quei soldi contenuti in tre diversi trust riconducibili ai falliti (Darly Company, Yellow Cats Company e Future Holdings) rappresentano «somme sottratte ai titolari formali e messe a disposizione dell’autorità giudiziaria che ne ha disposto il sequestro».

Nelle sei pagine del provvedimento, inoltre, i giudici ribadiscono la riconducibilità dei trust ai condannati, sottolineando che tale teorema è stato confermato anche dal «Procuratore Generale di Lugano » in una nota che si basa su una relazione dell’ufficio federale di polizia elvetica. Il provvedimento – in conclusione – aggiunge alla sentenza precedente il principio in base al quale quei fondi sequestrati vanno posti a «garanzia delle obbligazioni civili derivanti dal reato, come da richiesta delle parti civili costituite».

Il viaggio dei soldi

Adesso, secondo le procedure, il Procuratore Generale dovrà trasmettere l’ordinanza emessa dalla Corte d’Appello di Roma al suo collega svizzero che ha la delega sulla vicenda. A quest’ultimo toccherà materialmente l’attivazione delle procedure finalizzate a far arrivare i soldi nelle casse del fallimento della Deiulemar Compagnia di Navigazione, uno dei due “panieri” del crac nei quali sono racchiusi i tesori del fallimento. Una notizia importante per le 13.000 famiglie che nelle obbligazioni emesse dalla società con sede in via Tironi avevano investito i risparmi di una vita ritrovandosi con un pugno di mosche tra le mani. Un verdetto che alimenta anche le speranze relative agli altri procedimenti innescati dal crac. A cominciare dalla caccia agli oltre 300 milioni di euro racchiusi in un altro trust riconducibile agli armatori. Soldi, per ora, custoditi nella cassaforte di Bank of Valletta, l’istituto di credito di Malta che pure avrebbe fatto affari con i soldi degli armatori falliti che hanno guidato l’ex colosso della navigazione.