Giovanna Salvati

Gemma Donnarumma dal carcere alla clinica. Lady Gionta sta male

Giovanna Salvati,  

Gemma Donnarumma dal carcere alla clinica. Lady Gionta sta male

Torre Annunziata – Gemma Donnarumma, la moglie del super boss Valentino Gionta, sta male. E’ stata trasferita dal penitenziario di Vigevano ad una struttura privata in seguito ad una crisi respiratoria. Le sue condizioni sono stazionarie ma a Torre Annunziata la sua famiglia è in apprensione sopratutto per i suoi problemi cardiaci.

Lady camorra aveva atteso e sperato nel giorno della scarcerazione. Tornare libera e tornare nella sua terra, Torre Annunziata, dove però avrebbe trovato una realtà totalmente diversa rispetto a quella che lasciò aldilà delle sbarre quando capovolse la clessidra del tempo per iniziare a scandire i giorni verso la libertà. L’aveva attesa. Sperata. Un gesto che fece idealmente la sera della maxi retata a novembre del 2008 quando le furono strette le manette ai polsi. Erano i giorni di Altamarea. Gemma Donnarumma all’alba scese la rampa di scale di Palazzo Fienga accompagnata da due poliziotti. Fu scortata fino alla volante perché ebbe un malore. Al suo fianco la figlia Teresa e la sorella Antonietta che secondo gli investigatori ebbero un ruolo altrettanto importante nel clan. Una retata che risultò una vera e propria mazzata per il sodalizio criminale che da quel momento ha iniziato il suo declino. Anche per lady camorra l’alba di quel nuovo giorno iniziò così, come quella che nel lontano 1985 portò all’arresto di suo marito Valentino. Da quel giorno a Torre Annunziata è cambiato tutto e niente: la cosca dei Gionta è stata disintegrata, equilibri rivoluzionati e il bunker di via Bertone, il regno di lady Gionta e della sua famiglia, murato. Ma a prendere il posto dei vecchi padrini ci sono ora le nuove leve con sete di comando. Gemma Donnarumma doveva uscire dal carcere a ottobre del 2016: aveva chiesto la liberazione anticipata già un anno prima ma i giudici le avevano negato lo sconto.

I suoi legali avevano chiesto all’epoca la scarcerazione con l’ottenimento dei domiciliari anche perché avrebbe potuto usufruire della buona condotta avendo scontato sette anni in cella. Ma poi la decisione di lasciarla in cella con una nuova condanna a undici anni e otto mesi. Dal 2016 ad oggi il suo nome è rimasto sempre nella lista dei soggetti pericolosi, tra le icone del male della cosca dei Valentini.

Perché quando il marito fu arrestato fu lei a gestire gli affari del colosso criminale di Palazzo Fienga. Tra le menti più astute e ciniche della camorra partenopea in rosa, Gemma Donnarumma ha incarnato il potere di una delle cosche più temibili fino al giorno del suo arresto. Fu la resa di colei che gli investigatori indicarono come la «personalità di spicco del clan dopo la riorganizzazione forzata dalla decapitazione del maggio 2007».

Una donna spietata ma non aggressiva «pronta a continuare a conservare il nome del clan e il potere di una famiglia oggi sgretolata e spaccata». Una donna ora impotente: dal carcere di Vigevano alla clinica privata a fare i conti con un quadro clinico che peggiora. Una donna di 66 anni che dopo un decennio in cella, tra problemi da cardiopatica e continue crisi respiratorie, proprio come l’ultima che ha avuto qualche giorno fa fino alla decisione di obbligare i vertici del penitenziario al trasferimento dal penitenziario ad una struttura privata sanitaria per il ricovero.

Le sue condizioni ora sono stabili ma non è escluso che i familiari possano avanzare nelle prossime ore una richiesta al giudice del tribunale di sorveglianza per poterle stare vicino. Donna «scaltra» e «prudente», capace di incutere soggezione e rispetto negli affiliati, ma soprattutto di «orientare con raffinate strategie criminali l’azione dei suoi figli: Pasquale “o’ chiatto” ed Aldo, il “ras poeta”. Mai una parola di troppo o detta fuori posto. Questa – secondo gli inquirenti – era Donna Gemma. Tutti si rivolgevano alla “firstlady” per ottenere il suo autorevole parere: dalla importazione dei carichi di droga da 170mila euro al giorno ai progetti per il futuro del clan, cercando di evitarne la disgregazione dopo i 4 morti per le strade di Torre Annunziata che tra il 2006 e il 2007 , a partire dalla spietata esecuzione di Natale Scarpa, riaccesero la sanguinosa faida di camorra nel ventre di Torre. Così è stata più volte tratteggiata Gemma Donnarumma dai giudici nel corso degli anni. Una donna diversa dalle altre lady della camorra e pertanto colei che potrebbe rimettere insieme tutti i pezzi di una cosca ormai sbriciolata.

La moglie del capoclan era diventata infatti il punto di riferimento per i fedelissimi della cosca di via Bertone e per lo stesso nipote Valentino jr, nei confronti del quale lei nutriva particolare affetto. Ora sola, in un letto di ospedale, attaccata ad un respiratore.

L’arresto

Nella foto a sinistra Gemma Donnarumma mentre scende le scale del palazzo Fienga. E’ l’ultima volta che è apparsa a Torre Annunziata. Dal 2007 è rinchiusa in cella, undici anni in carcere con accuse da spaccio e associazione

Nella foto Gemma Donnarumma, la moglie del fondatore del clan dei Gionta. La donna da mesi aveva chiesto cure ma il suo caso non era stato preso in considerazione