Vincenzo Lamberti

«Il presepe della Deiulemar deve restare in mani pubbliche»

Vincenzo Lamberti,  

«Il presepe della Deiulemar deve restare in mani pubbliche»

Il crac degli armatori | La collezione di Giuseppe Lembo sotto sequestro

La notizia di Metropolis: all’asta statuette settecentesche e una Natività scolpita da Sanmartino L’appello di Masucci, amministratore della Cappella di Sansevero: «Lo Stato compri i pastori»

Vincenzo Lamberti

TORRE DEL GRECO

Nino Masucci è l’amministratore del Museo della Cappella di San Severo, un piccolo gioiello artistico che si trova nel centro di Napoli e che custodisce la meravigliosa scultura del Cristo Velato. L’autore, Giuseppe Sanmartino, è lo stesso che ha realizzato poi la Natività che, in questi giorni, viene messa all’asta al tribunale di Torre Annunziata. Opera che fa parte di un presepe di altissimo valore, nelle disponibilità di uno dei soci della Deiulemar, Giuseppe Lembo morto a febbraio scorso, la società armatrice fallita dopo aver lasciato sul lastrico migliaia di risparmiatori.

Avvocato Masucci lei che conosce bene le opere di Sanmartino, che sensazione prova nel sapere che una di queste è all’asta e potrebbe finire nelle mani di un privato?

«Trovo che sia indispensabile che opere di questo genere non siano chiuse nelle bacheche di un privato ma offerte in visione al pubblico in modo da consentire alle persone, ai visitatori, ai turisti, di poter apprezzare bellezze che in qualche modo danno grande emozione per la qualità artistica e per il significato storico che esse rappresentano».

Secondo lei, dunque, sarebbe necessario anche un intervento da parte delle istituzioni?

«Ritengo che sarebbe opportuno che ci fosse un intervento da parte delle istituzioni pubbliche per fare in modo che queste opere artistiche e la produzione pastorale di grandissimo livello, soprattutto tenuto conto della personalità straordinaria dell’artista che le ha prodotte siano visibili e apprezzate dal pubblico».

Pensa dall’alto della sua esperienza anche ad una collocazione specifica?

«Credo che la destinazione naturale potrebbe essere o il museo di Capodimonte o un altro di altrettanta rilevanza».

Per entrare nei dettagli, avvocato Masucci, e per comprendere di cosa stiamo parlando, come pensa si debbano muovere le istituzioni per tutelare un interesse collettivo come quello dell’arte e della sua difesa?

«Dal punto di vista tecnico voglio ricordare che su questi beni, indipendentemente dall’intervento diretto nella partecipazione all’asta di un ente pubblico, esiste il diritto di prelazione da parte del Ministero dei beni culturali nonché degli altri soggetti previsti dal codice dei beni culturali. Conseguentemente bisognerebbe attenzionare la Soprintendenza o gli altri enti elencati nel codice dei beni culturali a cui spetta il diritto di prelazione di tenersi pronti a esercitare tale diritto una volta che l’aggiudicatario di tali beni abbia notificato l’atto di aggiudicazione per consentire l’esercizio del relativo diritto di prelazione entro sessanta giorni».

Su un tema così ampio e importante anche le istituzioni locali dovrebbero essere attive e pronte. Non crede?

«In realtà quando si notifica la prelazione, questa viene trasmessa anche a comune e regione. Questi due enti, dunque, possono e esercitare il diritto, visto che sono destinatari dello stesso diritto di prelazione».

Lei conosce bene le opere di Sanmartino: parliamo di un esponente del ‘700 napoletano di altissimo livello.

«Vede questa notizia mi rende felice. Perché, finalmente vi è la riscoperta di Sanmartino e si è attribuisce il giusto valore a questo grandissimo artista. Il Cristo velato è opera di straordinaria importanza nella storia della scultura, una delle grandi opere mondiali, ma il paradosso è stato che siccome Sanmartino si è dedicato anche a fare pastori, quest’ultima venisse considerata arte minore. Erroneamente c’è stato un atteggiamento di alcuni storici dell’arte di svilimento della qualità dell’artista che hanno ritenuto l’arte pastorale quasi minore. Ma è un errore gravissimo, enorme. Perché quando questi artisti compiono opere artigiane il grande artista rimane tale. Ed è tanto importante perché davvero non so se esiste un’altra composizione pastorale di tale rilevanza nel mondo. Auguriamoci che ci sia sensibilità e spero anche che ci siano istituzioni museali, non necessariamente pubbliche che siano interessate. Perché vede, non c’è differenza tra pubblico e privato, quando parliamo di queste cose: ma che sia consentita la visione al pubblico. La cultura è possibilità di consentire arricchimento del soggetto che le guarda, attraverso opere di questo genere. Pensiamo solo alla percezione a livello studentesco, turistico. Dobbiamo costruire anche la nostra economia su cultura e arte nel mezzogiorno d’Italia».

Resta però un po’ di amaro in bocca, avvocato, se pensiamo che opere come questa e magari tante altre che non conosciamo restino chiuse nei salotti di personalità e famiglie ricche e non disponibili alla fruizione di tutti.

«Guardi, io credo che rispetto a certe opere il proprietario non è davvero il proprietario, ma solo un custode nell’interesse della collettività. Ha privilegio e onore di mantenerle e consentire la fruizione. Ma dal punto di vista sostanziale non si può parlare di proprietà. L’arte non si abbassa al livello del diritto privato».

Alcuni dei pezzi della ricca collezione di pastori della famiglia Lembo finiti all’asta per un valore che sfiora i due milioni di euro. Al centro Nino Masucci della Cappella di Sansevero.