Salvatore Dare

Case, i giudici gelano le famiglie di Sant’Agnello: «Metteteci una pietra sopra»

Salvatore Dare,  

Case, i giudici gelano le famiglie di Sant’Agnello: «Metteteci una pietra sopra»

«I giudici ci hanno detto di metterci una pietra sopra». Auspicavano una svolta. Invece nulla. Una doccia gelata. Quelle 53 case sono giudicate fuorilegge e restano sequestrate. Le famiglie dell’housing sociale di Sant’Agnello, ieri mattina, hanno raggiunto il Tribunale di Torre Annunziata e, indossando la mascherina, hanno esposto striscioni e cartelli rivolgendosi direttamente ai magistrati. «Senza casa, senza soldi, senza speranze. Aiutateci». «Hanno già preso tutti nostri soldi, non lasciategli le nostre case». «Siamo disperati e avviliti». Una manifestazione civile per l’atroce beffa che stanno subendo da mesi. Ovvero: aver pagato decine di migliaia di euro per delle abitazioni ritenute fuorilegge e sequestrate, lo scorso febbraio, quattro giorni prima della consegna ufficiale.

Dopo la conferma dei sigilli da parte del Tribunale del Riesame di Napoli e il deposito delle motivazioni con cui i giudici sollevano pesantissime ombre sul Comune accusato di «non trascurabile malafede», gli aggiudicatari degli alloggi ancora una volta hanno lanciato i propri appelli. Vogliono giustizia, da vittime inconsapevoli e «non complici» come ripetono da mesi, sperano di poter entrare in quelle abitazioni sognate da anni – per molti è la prima casa -, auspicano che le indagini proseguano senza intaccare i loro diritti. Sì, perché le 53 famiglie hanno solo partecipato a un bando del Comune che ha sposato su tutta la linea il progetto di Shs, la ditta che ha ottenuto il permesso di costruire giudicato fuorilegge e i cui massimi rappresentanti, l’ingegnere Antonio Elefante e il commercialista Massimiliano Zurlo, sono indagati per violazioni urbanistiche così come Francesco Gargiulo e Danilo Esposito, amministratori di New Electra, la ditta titolare dell’appalto. Le famiglie sono disperate e, dopo la protesta, una delegazione è stata ricevuta dal procuratore Nunzio Fragliasso e dal pubblico ministero Andreani Ambrosino, il pm titolare dell’inchiesta. Si sperava in uno spiraglio, che potesse ipotizzare l’uso delle case in attesa di un verdetto definitivo. Ed invece fumata nera. «Nessuna speranza – dicono i rappresentanti presenti ieri in tribunale – Abbiamo iniziato la giornata con l’obiettivo di avere una risposta bella e speranzosa da parte della magistratura ma così non è stato. Un altro schiaffo ricevuto, ancora più forte di quel maledetto giorno dove sono stati messi i sigilli, quel giorno di febbraio dove si sono spenti i nostri sogni. La magistratura è stata chiara, metteteci una pietra sopra e iniziate una causa. E ora? Noi dovremmo aspettare 15/20 anni per riavere forse i soldi indietro? Ma stiamo scherzando? Ma cosa dobbiamo fare, tentare tutti un gesto estremo? È una vergogna, uno schifo. Ci avete distrutto la vita». Non solo. «Il procuratore e il pm Ambrosino hanno gentilmente accettato di parlare con una piccola delegazione. Hanno esposto in modo chiaro la situazione e non c’è più spazio alle chiacchiere, al politichese o alle false speranze. Ci possiamo affidare solo alla giustizia ma purtroppo i temi sono molto lunghi. Dopo il sogno ormai distrutto di questa casa ridateci i nostri soldi. Che colpa abbiamo perché truffati pubblicamente in questo modo? Non possiamo avere le case? Bene. La giustizia deve andare avanti ed è giusto ma proprio per questo è giusto riavere i nostri risparmi indietro». Parole dure, riproposte anche sui social.