Andrea Ripa

Gli appuntati napoletani gestivano l’affare spaccio

Andrea Ripa,  

Gli appuntati napoletani gestivano l’affare spaccio

Veniva gestito dai carabinieri napoletani l’affare dello spaccio all’interno della caserma delle torture di Piacenza. Nelle intercettazioni Giuseppe Montella, ritenuto dagli inquirenti un elemento di spicco dell’organizzazione criminale formata dai militari infedeli, parlava così con alcuni suoi informatori. «Devo prendere una panetta (hashish) e faccio gli ovuli. Minchia, gli ovuli li vendiamo subito… Ogni ovulo lo vendo a 100, 120 euro. Li vendo a occhi chiusi, che spettacolo». Parole pronunciate mentre lui era intercettato dalla guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta portata alla luce alcuni giorni fa su un giro di arresti illegali, spaccio di droga, pestaggi ed estorsioni fin dal 2017. «Io se gli faccio vedere gli ovuli quello impazzisce», prosegue Montella parlando con Daniele Giardino, uno dei pusher finiti in carcere mercoledì, e riferendosi a uno dei suoi galoppini, «gli dico: ‘Io li ho pagati cari, se li vuoi stanno a tot’».

Le rivelazioni del pusher

Ma non è finita qui, perché a “inchiodare” Montella ci sono altri verbali. «Principalmente parlavo con Montella, il quale mi diceva che comunque tutti gli altri carabinieri della stazione erano “sotto la sua cappella”, compreso il comandante Orlando. Alcune volte ho parlato anche con Falanga». Sono le rivelazioni di un giovane pusher marocchino che passava le informazioni ai carabinieri infedeli della caserma Levante di Piacenza, descrive la figura di Giuseppe Montella, il leader del gruppo, conosciuto molti anni prima perché faceva il preparatore atletico di una squadra di calcio di cui aveva fatto parte.

I rapporti con il maggiore di Pompei

Ricostruiti anche i rapporti ritenuti dagli inquirenti «confidenziali » tra Stefano Bezzeccheri, maggiore dei carabinideri originario di Pompei, e Giuseppe Montella, ritenuto uno dei leader del gruppo che gestiva, appunto, gli affari illeciti all’interno della caserma delle torture di Piacenza. «A Rivergaro e a Bobbio gli devo fare un culo così, è una questione di orgoglio, mi gira il culo che gente che rispetto a voi non vale un cazzo fa i figurini con il colonnello, con il comandante della Legione. Io parlo a nome della compagnia di Piacenza, è una questione di dignità». Parole dell’ormai ex comandante della compagnia carabinieri di Piacenza, il maggiore Stefano Bezzeccheri, rivolgendosi all’appuntato Giuseppe Montella, oggi entrambi finiti sul registro degli indagati.

Il legale dell’appuntato

Intanto ieri sono proseguiti i colloqui tra magistrati e i militari finiti sotto accusa, tra quelli ascoltati c’è proprio l’appuntato originario di Pomigliano, definito uno dei massimi esponenti del sistema illecito creatosi all’interno della caserma di Piacenza. «Si può sbagliare, si possono fare errori, per ingenuità, per vanità, per tante cose. Certe condotte possono avere rilevanza penale e chi ha sbagliato pagherà». Lo ha detto l’avvocato Emanuele Solari, il legale di Giuseppe Montella, il carabiniere considerato al vertice della piramide del sistema criminale messo in piedi nella caserma Levante, di fatto non escludendo che il suo assistito abbia fatto delle prime ammissioni davanti al Gip. Il carabiniere ha risposto per 3 ore a tutte le domande che gli sono state poste, «fornendo tutte le informazioni che poteva fornire», ha spiegato l’avvocato, «c’è la volontà di spiegare e ci saranno ulteriori riscontri.