Ciro Formisano

I banchieri dei falliti offrono 50 milioni ai truffati Deiulemar

Ciro Formisano,  

I banchieri dei falliti offrono 50 milioni ai truffati Deiulemar

Cinquanta milioni di euro cash da versare subito sui conti del fallimento. In cambio, però, i rappresentanti dei risparmiatori truffati dovrebbero rinunciare alla maxi-causa che al termine dei vari gradi di giudizio potrebbe portare nelle casse del crac qualcosa come 363 milioni di euro: circa la metà del capitale investito dagli obbligazionisti traditi nelle casse dell’azienda di Torre del Greco. E’ il succo della proposta recapitata, alla Curatela Fallimentare della società di fatto della Deiulemar compagnia di navigazione da Bank of Valletta, l’istituto di credito con base a Malta che avrebbe custodito i tesori degli armatori condannati per bancarotta fraudolenta.

L’offerta

La Bov è accusata di aver consentito ai falliti di creare tre diversi fondi fiduciari -Capital Trust, Trust Gaino e Trust Gilda – dove avrebbero incanalato una grandissima quantità di denaro. Soldi sottratti dai conti correnti aziendali dove c’erano anche i circa 800 milioni di euro versati dai 13.000 obbligazionisti che da otto anni invocano giustizia. Per questo, la Curatela della società di fatto – uno dei filoni del fallimento – ha individuato nella banca maltese (controllata al 25% dallo Stato di Malta) uno degli istituti di credito corresponsabili della distrazione di capitali che avrebbe fatto sparire i soldi dei risparmiatori traditi.

Nei vari gradi di giudizio è stato confermato il sequestro delle architetture contabili riconducibili al tesoro degli armatori e sul caso pende un giudizio, tutt’ora in corso, davanti ai giudici del tribunale di Torre Annunziata. E anche se il procedimento non è ancora stato definito con una sentenza di primo grado la banca maltese, un mese fa, ha annunciato – come riportato dal giornale online “Times Malta” – l’accantonamento di cifre consistenti per due diversi contenziosi aperti: uno dei quali riguarda proprio l’ex compagnia armatoriale di Torre del Greco. Nel frattempo, però, sulla scrivania dei Curatori è arrivata la richiesta di transazione finalizzata – in sintesi – a bloccare il processo. Cinquanta milioni di euro, meno di un sesto del tesoro individuato all’interno dei trust, per porre fine a una diatriba giudiziaria che potrebbe trascinarsi per anni nelle aule dei tribunali e mettere a serio rischio la stabilità dell’istituto di credito.

Il «no» dei risparmiatori

Un’offerta ritenuta però «insufficiente e irricevibile» anche dal comitato dei creditori della società di fatto. Avvocati e rappresentanti delle famiglie travolte dal crac hanno deciso di rifiutare la proposta e andare avanti nel processo senza trattare, almeno a queste cifre. Una fiducia che si regge anche attorno ai provvedimenti cautelari che hanno portato al sequestro dei trust. Un dettaglio che lascia ben sperare in merito a una definizione positiva – per gli obbligazionisti – della causa intentata contro la banca maltese. Anche se, ovviamente, per giungere all’eventuale acquisizione di quel tesoro bisognerà aspettare i vari gradi di giudizio e i possibili ricorsi. Il rischio di poter perdere la causa è un’ipotesi che anche la Bov ha messo in conto, decidendo di accantonare circa 338 milioni di euro – come sottolineano i media maltesi – per far fronte a questa evenienza. Non è escluso però che prima dell’eventuale giudizio i titolari dell’istituto di credito possano tornare alla carica rivedendo al rialzo l’offerta che i rappresentanti dei risparmiatori hanno rimandato al mittente. Una vicenda fondamentale. Questo procedimento, come più volte ribadito dagli stessi rappresentanti dei creditori, rappresenta, infatti, la principale strada per riuscire a recuperare una consistente fetta degli oltre 800 milioni di euro investiti dai risparmiatori nelle casse dell’impresa. Un braccio di ferro dal quale dipende il destino delle 13.000 famiglie messe in ginocchio dal più grande fallimento della storia di Torre del Greco.