Torre del Greco, morì 3 mesi dopo l’intervento. I medici in aula: «Eleonora poteva essere salvata»

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, morì 3 mesi dopo l’intervento. I medici in aula: «Eleonora poteva essere salvata»
Eleonora Crispo morì a 56 anni

Torre del Greco. «Se la perforazione intestinale fosse stata diagnosticata durante il controllo effettuato il 10 maggio, Eleonora Crispo avrebbe avuto il 60% o il 70% di possibilità di restare in vita». A 6 anni dalla morte della cinquantaseienne stroncata da un calvario lungo tre mesi, le perizie dei quattro consulenti tecnici incaricati dal pubblico ministero di fare piena luce sulla vicenda confermano i dubbi avanzati dai parenti delle vittime: «Se gli accertamenti successivi all’intervento fossero stati rigorosi, si sarebbe potuta evitare la tragedia». Parole pesanti come macigni per i due imputati – una ginecologa e un dottore del pronto soccorso, entrambi all’epoca dei fatti in servizio all’ospedale Sant’Anna e Madonna della Neve di Boscotrecase – finiti alla sbarra per omicidio colposo.

Le perizie sulla morte

Il processo davanti ai giudici del tribunale di Torre Annunziata è finalmente arrivato a una svolta. In aula sono stati ascoltati il medico legale e tre professionisti – un ginecologo, un chirurgo e uno pneumologo – a cui è stato affidato il compito di ricostruire il calvario della donna. A partire dall’intervento per la rimozione di una cisti ovarica eseguita presso la struttura sanitaria di Boscotrecase fino alle successive complicazioni mediche sfociate in tragedia. Interrogati dal pubblico ministero e dal difensore della famiglia di Eleonora Crispo – l’avvocato Gennaro Ausiello, rappresentante di parte civile – i professionisti hanno sottolineato come, durante i controlli successivi all’intervento, non vennero rilevate evidenti anomalie post-operatorie. Eppure, la vittima si recò per sette volte a visita dalla ginecologa in servizio al Sant’Anna e Madonna della Neva in preda a lancinanti dolori. E per sette volte venne rispedita a casa senza particolari cure. Fino alla notte del 10 maggio 2014, quando i familiari della donna accompagnarono Eleonora Crispo nuovamente al pronto soccorso: «Se l’ecografia a cui venne sottoposta la paziente fosse stata interpretata correttamente – la convinzione dei consulenti tecnici – si sarebbe potuti intervenire per tempo. Con maggiori possibilità di esito positivo fino al 60% o 70%». Invece, il dottore in servizio al pronto soccorso non giudicò particolarmente gravi le condizioni di Eleonora Crispo e la donna tornò a casa. A meno di 24 ore di distanza, il trasferimento immediato all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove venne scoperta la perforazione intestinale. Il cuore della cinquantaseienne di Torre del Greco si fermò il 28 luglio del 2014. Una tragedia, a oggi, rimasta senza colpevoli.

L’incubo della beffa

Alla sbarra ci sono F.R. e P.M., rispettivamente ginecologa e medico all’epoca dei fatti in servizio presso il pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna e Madonna della Neve di Boscotrecase. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile e proveranno a invocare una decisa accelerata del procedimento giudiziario per chiudere il primo grado in tempi rapidi. Una corsa contro il tempo per provare provare a scongiurare il rischio-beffa della prescrizione.

L’interrogatorio dei medici

La prossima udienza è stata fissata per fine settembre, quando in aula cominceranno a sfilare i testimoni della difesa – rappresentata dall’avvocato Giancarlo Panariello – e la ginecologa fornirà la propria versione dei fatti. La professionista ha chiesto di essere ascoltata dai giudici per raccontare la propria versione dei fatti e provare a fare piena luce sui 7 controlli senza a cui si sottopose Eleonora Crispo tra aprile e maggio del 2014.

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