Caccia al super latitante Di Martino. Le colline dei Lattari finiscono sotto assedio

Gaetano Angellotti,  

Caccia al super latitante Di Martino. Le colline dei Lattari finiscono sotto assedio

La caccia continua. Senza sosta. Nessuna tregua per il latitante Antonio Di Martino, capoclan della cosca familiare con base a Iuvani, ricercato da ormai oltre due anni. Da quando, cioè, a inizio dicembre 2018, sfuggì al blitz “Olimpo”. Nel frattempo, a giugno scorso, Di Martino è stato colpito anche da una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa nell’ambito dell’inchiesta denominata “Domino”. Ma tant’è: la primula rossa dei monti Lattari resta irreperibile, e anzi, con il passare del tempo aumenta il “prestigio criminale”. Suo e del clan che guida, essendo il padre Leonardo o’ lione in cella da anni.

Anche per questo le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli sul territorio, moltiplicando gli sforzi tesi ad assicurare alla giustizia colui che è ritenuto attualmente uno dei criminali più pericolosi del comprensorio stabiese e dei monti Lattari. Anche in questi giorni, tra Gragnano, Casola, Pimonte e Castellammare, i carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia, guidati dal capitano Carlo Venturini, hanno eseguito una serie di controlli a tappeto. Una sorta di presidio “militare” del territorio di riferimento del clan Di Martino, messo in atto anche allo scopo di rendere più complicati e pericolosi, per il boss fuggiasco, gli spostamenti nel suo stesso “feudo”. Di pari passo, viene stretta la morsa dei controlli anche sugli affiliati e sui potenziali fiancheggiatori del clan, egemone ormai a Gragnano e nelle zone limitrofe, oltre che a Pimonte, confinante con il “quartiere bunker” di Iuvani. Lo scopo è di fare terra bruciata intorno a chi, necessariamente, si occupa quotidianamente di favorire la latitanza del boss ricercato che, come emerso nelle pieghe di alcune inchieste, molto probabilmente non si nasconde molto lontano dal proprio territorio di riferimento. Intorno al quale gravita quello che è sicuramente il “core business” della cosca: le coltivazioni di marijuana ed il controllo, attraverso il monopolio dei rifornimenti “all’ingrosso”, del redditizio affare dello spaccio di droga. Al quale, grazie al crescente spessore criminale, va ad aggiungersi quello delle estorsioni. Un’ascesa, quella dei Di Martino, favorita negli ultimi anni dall’alleanza strategica con i D’Alessandro. Che ha portato la cosca di Iuvani, dopo gli omicidi “eccellenti” degli anni scorsi – quelli di Carmine D’Antuono o’ lione, di Mario Cuomo ‘o caniello e di Rino Chierchia ‘o pecorone – ad avere campo libero, praticamente, a Gragnano e dintorni. Ai quali, in anni più recenti, si sono aggiunti quelli di Ciro Orazzo e Antonino Di Lorenzo o’lignammone, a Casola, che hanno azzerato la “concorrenza” nel settore del narcotraffico. Ma questo “monopolio” criminale non è servito a fermare la violenza, anzi. Negli ultimi mesi, proprio a Gragnano, a causa degli interessi criminali legati allo spaccio di droga si sono registrati crimini efferati, come l’omicidio del giovanissimo Nicholas Di Martino, di appena 17 anni, e l’assassinio, un mese fa, del 41enne Matteo Dello Ioio. Una scia di sangue che rende ancora più urgente assicurare alla giustizia l’attuale capoclan Antonio Di Martino, nel tentativo di decapitare la cosca che negli anni ha trasformato i monti Lattari nella Giamaica italiana.