Migranti: arriva in Sicilia la nave con 700 posti per la quarantena. Tensioni sul dl sicurezza

Redazione,  

Migranti: arriva in Sicilia la nave con 700 posti per la quarantena. Tensioni sul dl sicurezza

Dopo una tregua durata meno di 24 ore, gli sbarchi sono ripresi per il tredicesimo giorno consecutivo: poco meno di 150 migranti sono stati soccorsi al largo di Lampedusa, dove nell’hotspot sono ancora ospitate 533 persone. Numeri ridotti rispetto a quelli dei giorni scorsi (nel mese di luglio sono arrivati 6.760 migranti, sei volte quanti ne sbarcarono lo scorso anno) che potrebbero avere a che fare con una lieve ripresa dei controlli in Tunisia – tra ieri e oggi sono un centinaio sono stati riportati indietro dalla Guardia Costiera e il premier incaricato Hichem Mechichi ha dichiarato pubblicamente che l’immigrazione illegale verrà contrastata” compiendo “tutti gli sforzi necessari” – dopo le pressioni del governo italiano, proseguite anche oggi con il titolare della Farnesina Luigi Di Maio che è tornato all’attacco chiedendo al comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo di “sospendere uno stanziamento di 6,5 milioni” per il governo di Tunisi in attesa di una svolta “nella collaborazione chiesta alle autorità”. Parole alle quali hanno fatto seguito quelle del capo politico M5S Vito Crimi: “Chi non ha diritto di rimanere in Italia deve tornare nel proprio paese.

Con la Tunisia ci sono degli accordi per il rimpatrio e dobbiamo lavorare su quelli”. In attesa che Tunisi faccia il proprio dovere, è però necessario mettere in atto tutte le misure per gestire sbarchi e accoglienza, in una fase resa ancora più complessa dall’emergenza Covid. Un primo passo è stato fatto: dopo 3 gare andate deserte è stato assegnato il bando con cui il Viminale puntava a reperire una nave dove far svolgere la quarantena ai migranti. Davanti a Lampedusa, probabilmente già all’inizio della settimana prossima, sarà ancorata una nave della società Grandi navi veloci con mille posti: tolti quelli che dovranno essere riservati a personale di bordo, forze di polizia e croce rossa, ci saranno tra i 600 e i 700 posti per i migranti. I primi saranno quelli che sono nell’hotspot di Lampedusa e nel centro di accoglienza di Porto Empedocle, entrambi al collasso. Il Viminale, inoltre, è alla ricerca di un’altra imbarcazione, di dimensioni minori, che sarà trasferita in Calabria. Sembra invece essere caduta l’ipotesi di una grande tendopoli da realizzare tra Mizzini e Militello, in Sicilia.

“Il governo della Regione Siciliana è totalmente contrario – ha tuonato il presidente Nello Musumeci – Forse qualcuno a Roma pensa di poter continuare a trattarci da campo profughi d’Europa. Pensare a una sorta di campo di concentramento per centinaia e centinaia di persone, in tempo di epidemia, significa essere semplicemente irresponsabili”. Intanto, anche sul fronte politico l’intesa trovata ieri sera sulle modifiche ai decreti sicurezza (cancellazione delle sanzioni amministrative per le Ong, allargamento della possibilità di accedere alla protezione umanitaria, revisione del sistema di accoglienza Siproimi, possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale) è solo un primo passo e non scioglie le tensioni all’interno della maggioranza. Lo dimostrano la decisione di rinviare la questione al consiglio dei ministri a settembre ma soprattutto la presa di posizione di una parte del Pd. “Se davvero c’è l’accordo – dice infatti Matteo Orfini – perché rinviare tutto a settembre? Chiedo a Conte e al governo di passare dagli annunci ai fatti e di approvare le modifiche al prossimo consiglio dei ministri. O stiamo facendo finta?”

Dal canto suo Crimi sottolinea che quello di ieri è un accordo “tecnico” ma restano comunque gli “elementi di fermezza” che per i 5s – che votarono i decreti con Salvini – sono irrinunciabili. “Dobbiamo trasmettere il messaggio che non ci saranno politiche più morbide”. il testo infatti non cancella le multe: spariscono le sanzioni amministrative ma viene ripristinato l’articolo 1102 del codice della navigazione che prevede, per coloro che violano la normativa nazionale e internazionale su ricerca e soccorso, fino a 2 anni di carcere e da 10 a 50mila euro di multa all’esito del processo. Tra i due fuochi c’è la ministra Lamorgese, che sta tentando di riallacciare il discorso con l’Europa. Va letto in quest’ottica l’incontro di oggi con il collega francese, il neo ministro Gérald Darmanin. Una riunione “molto proficua” in cui Italia e Francia hanno avuto “piena condivisione” sulle proposte da portare a Bruxelles, quali: ripartire dall’accordo di Malta sulle redistribuzioni, dice Lamorgese, “che finora ha prodotto risultati importanti” e arrivare al vero nodo, una politica comune sui rimpatri.