Gragnano, lettera dal carcere del killer di Nicholas: «Chiedo perdono»

Ciro Formisano,  

Gragnano, lettera dal carcere del killer di Nicholas: «Chiedo perdono»

Gragnano. Agli agenti della penitenziaria del carcere di Secondigliano ha chiesto soltanto due cose: un foglio e una penna. Poi, piegato su quel piccolo tavolo dagli angoli consumati ha guardato le pareti grigie della sua cella ed ha cominciato a scrivere. «Chiedo perdono per quello che ho fatto», ripete più volte nella sua lettera quel ragazzo di 19 anni che rischia di trascorrere il resto dei suoi giorni in carcere.

Sulla busta inviata ieri mattina via raccomandata c’è il nome del mittente: Maurizio Apicella, il giovane pizzaiolo di Gragano accusato di omicidio e tentato omicidio aggravati dalle finalità mafiose. E poi c’è il nome del destinatario: la famiglia di Nicholas Di Martino, il diciassettenne che nella notte tra il 24 e il 25 maggio scorso è stato ucciso da una coltellata alla gamba che gli ha reciso l’arteria femorale. E a impugnare quel coltello mai ritrovato è stato proprio Apicella, uno dei due arrestati per il folle massacro di via Veneto.

L’assassino – che sinora ha ammesso di aver colpito la vittima solo per difendersi – dopo quasi 40 giorni in carcere ha provato a fare un passo in avanti. E per la prima volta chiede perdono alla famiglia del povero Nicholas. Lo fa con una lettera che ha consegnato nei giorni scorsi al suo avvocato, Carlo Taormina. Una missiva – indirizzata ai genitori della vittima – che è stata inviata via raccomandata nella giornata di ieri e che potrebbe arrivare a Gragnano già nelle prossime ore. «Mi ha consegnato una lettera da dare alla famiglia della vittima – le parole dell’avvocato – Chiede il perdono».

E non solo. Sempre secondo quanto afferma Taormina – che tra l’altro ha dedicato a questa vicenda un post sulla sua pagina Facebok – Maurizio Apicella gli avrebbe anche manifestato la volontà di «andarsene da Gragnano e di costruirsi una vita nell’onestà. Ho comunicato il tutto al pubblico ministero – prosegue Taormina – e ci siamo intesi per perseguire lo stesso obiettivo di mettere in condizione Maurizio di avere una vita onesta e di lavoro anche umile. Volevamo fare subito un interrogatorio ma abbiamo concordato di far concludere gli accertamenti tecnici. Maurizio ha trovato un ottimo magistrato ed io ne sono molto contento».

Quella lettera, associata alla volontà di «cambiare vita», rappresentano l’ennesimo colpo di scena di un’inchiesta che ha fatto luce su uno scenario agghiacciante. Il ritratto di una città dove si può morire ammazzati anche a 17 anni. Una storia che ha sullo sfondo un contesto ancora più complesso e inquietante. Apicella è il figlio di un ras di Gragnano. Nicholas, invece, è il nipote di un boss, Nicola Carfora, detto ‘o fuoco. E per l’Antimafia l’origine di quel delitto messo a segno nel cuore della notte in via Veneto va ricercata proprio nelle logiche criminali alle quali sono “ancorati” alcuni esponenti delle famiglie dell’assassino e della vittima.

Apicella è stato arrestato pochi giorni dopo il delitto assieme a un altro complice, Ciro Di Lauro. I due avrebbero aggredito e accoltellato sia Nicholas che Carlo Langellotti. Nel secondo filone d’indagine la Dda ha anche disposto il fermo – poi convalidato – di alcuni partenti di Nicholas, tra cui i due figli del boss Carfora. Sono accusati di aver provato a uccidere, poche ore dopo l’omicidio di via Veneto, un ragazzo ritenuto a sua volta legato all’assassino.

Sinora sia Apicella che Di Lauro hanno provato a difendersi affermando che si è trattato di una lite finita male e di essere stati aggrediti per primi. Ma secondo il gip che ha convalidato l’arresto hanno entrambi mentito. La spedizione punitiva, infatti, avrebbe fatto seguito ad alcune minacce che Apicella avrebbe riferito allo stesso Di Martino qualche tempo prima. Un teorema, quello costruito dal pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta, che ha retto anche dinanzi al Riesame.  Ora il colpo di scena. Apicella chiede il perdono alla famiglia del povero Nicholas, dopo quasi 40 giorni di silenzio.

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