Andrea Ripa

San Giuseppe Vesuviano, bufera sui conti del Comune: il centrosinistra chiede il dissesto

Andrea Ripa,  

San Giuseppe Vesuviano, bufera sui conti del Comune: il centrosinistra chiede il dissesto

San Giuseppe Vesuviano. Si ritroveranno faccia a faccia il prossimo diciotto agosto, quando il consiglio comunale per l’approvazione del bilancio consuntivo si riunirà dopo la diffida della prefettura arrivata in municipio qualche giorno fa. Ma sui conti del Comune di San Giuseppe Vesuviano, già finiti al centro di una relazione inviata ai revisori dei conti dal consigliere Antonio Agostino Amborsio settimane fa, c’è una nuova bufera pronta ad abbattersi. Stavolta a scagliarsi contro la gestione delle casse pubbliche da parte dell’amministrazione leghista del sindaco Vincenzo Catapano è Antonio Borriello, capogruppo del Collettivo Vocenueva, l’unica voce del centrosinistra in consiglio comunale. Lo fa a pochi giorni dall’approvazione in giunta comunale degli allegati di quello che si appresta a essere un documento destinato a finire al centro delle polemiche. Un atto già finito al centro del dibattito nel corso dell’ultimo consiglio comunale, il primo post Covid dove all’ordine del giorno c’erano alcuni debiti fuori bilancio e un documento per la modifica del regolamento degli affari della 328, nel corso del quale il sindaco Catapano dicendosi «tranquillo» sulle condizioni di cassa del Comune aveva respinto tutte le accuse lanciate dall’opposizione, spiegando di aver provveduto a «risanare» debiti vecchi di vent’anni di mala gestione della cosa pubblica. Parole che oggi si scontano con l’analisi del consigliere di minoranza, Borriello definisce «inquietante» lo studio della relazione economico-finanziaria dell’Ente. «La giunta comunale ha approvato il rendiconto di gestione 2019 che ora dovrà essere approvato dal consiglio comunale. Un consiglio che con ogni probabilità si terrà subito dopo ferragosto e sotto minaccia di scioglimento da parte del Prefetto di Napoli. Già questa situazione da sola basterebbe a certificare il fallimento politico del sindaco Catapano e della sua seconda consiliatura. Ma non basta. Intanto, perché arriviamo ad agosto 2020 inoltrato per approvare le spese fatte nel 2019. Segnale di una incapacità amministrative che ha chiare responsabilità politiche. Ma il quadro economico-finanziario che emerge da una prima lettura dei documenti è inquietante. A nostro avviso, esistono già tutti gli elementi per conclamare lo stato di default del Comune. Un Comune che non riesce ad incassare tributi, non riesce a ridurre le spese inutili, non è capace di rendere efficiente la macchina amministrativa e quindi non ha soldi da investire in servizi ai cittadini, spazi comuni, scuole e zona industriale. Una situazione debitoria mostruosa che viene mitigata da residui attivi ancora da verificare», l’affondo dell’assicuratore con la passione per la politica. «Il tutto nell’indifferenza più totale del sindaco Catapano, che oramai ha tempo solo per la Lega e le Regionali».E mentre il primo cittadino è lanciatissimo a intavolare trattative per l’allestimento delle liste della Lega sia alle prossime regionali che per le amministrative nei comuni del Vesuviano, per Borriello potrebbe già essere arrivata l’ora di chiudere anticipatamente questo mandato. Una possibilità da non accantonare secondo il leader del centrosinistra in consiglio comunale. «La domanda che pongo ai consiglieri di maggioranza e ai cittadini è molto semplice: ha senso prolungare questa agonia? Il buon senso e l’amore per il nostro paese suggerirebbero di staccare la spina prima che avvenga l’irreparabile e rimettere il mandato nelle mani degli elettori», dice.Effetti di un caos economico-finanziario che per Borriello rischia di avere serie ripercussioni sul futuro dell’amministrazione comunale di San Giuseppe Vesuviano. «Comunque vada, il disastro economico e finanziario creato in passato e aggravatosi negli ultimi anni graverà sulle spalle di tutti noi e renderà estremamente difficile il percorso di chi sarà chiamato a governare il Comune domani».