Ciro Formisano

La camorra si ricicla «Le nuove leve dei clan sono in agguato»

Ciro Formisano,  

La camorra si ricicla  «Le nuove leve dei clan sono in agguato»

Il pericolo di un ritorno al passato non è dietro l’angolo. Ma la camorra ferita del Miglio d’Oro – travolta in questi anni da arresti, processi e condanne – sta lentamente provando a rialzare la testa. E così, dalle ceneri delle cosche rase al suolo dalle indagini stanno emergendo dei piccoli gruppi criminali guidati dalle “nuove leve”. Nuovi camorristi ma anche eredi delle storiche dinastie criminali. Una situazione in costante evoluzione finita anche nel mirino dell’Antimafia.

Il dossier

Nell’ultima relazione della Dia, infatti, si parla per la prima volta del ricambio generazionale in seno alla criminalità organizzata di Ercolano e Torre del Greco: il territorio che fino al 2010 è stato teatro di una terrificante e sanguinosa guerra di camorra. Una mattanza che ha visto contrapposti cinque clan: da un lato i Birra di Ercolano, i Gionta e i Chierchia di Torre Annunziata, dall’altro gli Ascione e i Papale. Un massacro che ha prodotto 60 morti ammazzati e decine di agguati non andati a buon fine. A Ercolano, in particolare, la Dia sottolinea che sia i Birra che gli Ascione-Papale sono «usciti indeboliti» dalla «cruenta contrapposizione per il controllo del territorio». Ma gli 007 rimarcano anche come «l’attuale contesto è affidato a giovani leve». Aspiranti camorristi o piccoli boss. Figure di «transizione» chiamate a gestire i rispettivi clan in «attesa di scarcerazioni eccellenti» di personaggi che possano riprendere in mano le redini delle cosche. E in questo scenario si innesta la recente scarcerazione di una figura apicale degli Ascione-Papale: Mario Ascione, figlio del padrino Raffaele ‘o luongo, tornato libero e scarcerato dal 41 bis durante il lockdown (a fine aprile) in seguito all’assoluzione incassata per omicidio. Ascione, condannato in primo grado all’ergastolo per un altro delitto ha recentemente incassato altri 18 anni di pena, in primo grado, per l’accusa di tentato omicidio aggravato dalle finalità mafiose. Una figura importante – secondo gli inquirenti – nelle gerarchie di un clan che – più dei Birra – potrebbe riorganizzarsi dopo la lunghissima serie di indagini e processi che hanno decimato l’ala militare di entrambe le organizzazioni. Anche a Torre del Greco lo scenario criminale è in evoluzione. Qui il declino e l’indebolimento del clan Falanga – assieme ai Papale le uniche cosche storiche del territorio – ha «determinato l’emersione di piccoli gruppi locali». Anche qui mini-organizzazioni criminali che però avrebbero orientato tutte le proprie energie nel settore dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Le indagini

Una situazione sulla quale ha da tempo acceso i riflettori la Procura Antimafia di Napoli, come dimostrano anche le indagini che in questi ultimi anni hanno travolto soggetti sinora nemmeno lambiti dall’ombra del sospetto. Come, ad esempio, Ciro Vaccaro, l’imprenditore accusato di aver aiutato la camorra a mettere i soldi sugli appalti pubblici a Torre del Greco. O ancora le indagini che a Ercolano hanno portato all’arresto – a fine 2018 – di alcuni esattori del pizzo degli Ascione-Papale che avrebbero provato a estorcere soldi a un imprenditore che voleva aprire una nuova attività. Ma il grande lavoro degli inquirenti e delle forze dell’ordine – che negli ultimi 10 anni hanno arrestato e fatto condannare oltre 500 camorristi, distribuendo più di 40 ergastoli e spedendo al carcere duro decine di padrini – da solo non basta. E qui entra in gioco la politica, la necessità di creare concrete opportunità di rilancio per dei territori dove la miseria e il disagio sociale resta ancora l’arma più potente da consegnare nelle mani della malavita. E ovviamente gli effetti economici della pandemia, come ribadito nei giorni scorsi anche da Cafiero De Raho, procuratore nazionale Antimafia, rischiano di aprire un’autostrada alle mafie.