Elena Pontoriero

La famiglia di Nicholas: «Noi non perdoniamo»

Elena Pontoriero,  

La famiglia di Nicholas:  «Noi non perdoniamo»

Gragnano | Omicidio di via Veneto

Nessuna pietà per il pentimento di Maurizio Apicella. «Solo una strategia» Rabbia dei parenti: «Ucciso un bambino. Tolto all’affetto dei suoi genitori»

Elena Pontoriero

GRAGNANO

«Io e Nicholas eravamo amici. Chiedo perdono per quello che è accaduto e lo faccio con la morte nel cuore». E’ quanto messo nero su bianco da Maurizio Apicella, 18 anni, figlio del ras Rossano e accusato dell’omicidio del 17enne e del tentato omicidio di Carlo Langellotti, cugino della vittima, unitamente al presunto complice Ciro Di Lauro. Un appello che è partito venerdì mattina dal carcere di Secondigliano e che è giunto a Gragnano nelle ore successive, tramite posta raccomandata. Ma a quanto pare il mea culpa del killer di Nicholas Di Martino non è bastato: «L’unica persona della nostra famiglia che potrebbe perdonarti è Nicholas, sono sicura che lui lo farebbe, perché lui non conosceva cattiveria, non conosceva rancore, non conosceva rabbia. Lui era speciale. Noi no. Ma purtroppo grazie a te non potrà mai più parlare, pensare, gioire, amare, crescere e non potrà mai più perdonare». A oltre due mesi dalla tragica notte tra il 24 e il 25 maggio, in cui si verificò l’assalto all’arma bianca in via Veneto, la posizione dei familiari di Nicholas Di Martino non è cambiata di un millimetro. Scuse che sono state, dunque, rispedite al mittente e non ritenute sincere: «Tu sai benissimo che il nostro perdono non lo avrai mai, ma a te (Maurizio Apicella ndr) poco importa, perché questa è solo una squallida strategia processuale». Una sola coltellata alla gamba destra venne inferta da Maurizio Apicella a Nicholas Di Martino durante i concitati minuti catturati dalle telecamere di videosorveglianza, installate in via Veneto, luogo che per l’Antimafia era stato scelto per mettere a segno l’agguato, quella tragica notte del 24 maggio scorso. Un delitto che resta inquadrato nell’ambiente mafioso, così come ribadito dal Tribunale del Riesame, nonostante il collegio difensivo di Apicella, formato dagli avvocati Carlo Taormina e Giuliano Sorrentino, avesse tentato di dimostrare il contrario. « Ci sono aspetti della ricostruzione dei fatti sui quali bisogna ristabilire la verità, perché dichiarazioni non controllate e voci correnti nel pubblico rischiano di cementarsi e di rendere il processo qualcosa di non rispondente alla realtà – ribadisce Carlo Taormina – Il primo di questi aspetti è quello secondo cui il motorino sul quale vi era anche Ciro Di Lauro avrebbe seguito o addirittura pedinato l’auto con a bordo della quale viaggiavano Carlo Langellotti e Nicholas Di Martino».

Una lite sfociata nel sangue ma non premeditata: è dunque questa la tesi degli avvocati di Maurizio Apicella, detenuto presso il carcere di Secondigliano dal 26 maggio, giorno in cui fu catturato, dopo 24 ore di ricerche dal momento del delitto, a Pompei. «E’ stata legittima difesa», continuano a sostenere i difensori del giovane assassino.

A sostenere la casualità dell’omicidio è lo stesso Maurizio Apicella che, nel corpo centrale della lettera di perdono, precisa: « lo mai, dico mai, ho avuto il pensiero, la volontà, l’idea di provocare la morte di Nicholas. Si è trattato di un gesto istintivo, senza pensarci e in un momento in cui stavo molto male ma non per causa di Nicholas. L’ho detto a tutti, ai giudici, ai pubblici ministeri, io non mi sono nemmeno accorto di quanto stava succedendo ed è successo. Lo dico anche a Voi. Non mi odiate, ma perdonatemi». L’atto di pentimento non ha, però, avuto la reazione sperata e a spiegarne il motivo sono i cugini di Nicholas che, ogni giorno, raccontano i drammatici momento che la famiglia del 17enne sta vivendo, sulla pagina facebook “Giustizia per Nicholas”: «Lui era il nostro cucciolo, amava la vita più che mai e sognava di vivere nell’onestà sin da piccolo, voleva arruolarsi nell’esercito dopo aver terminato gli studi, desiderava sposarsi e avere dei bimbi, ma grazie a te (Maurizio Apicella ndr) resterà lui un bambino per sempre. La mamma di Nicholas, ogni giorno, si sdraia su un pavimento di marmo dentro ad una cappella, con il volto appoggiato sul punto esatto dove hanno sotterrato il figlio, con la speranza di sentire ancora una volta il suo odore, immaginando di dormire ancora insieme a lui e con la speranza di sentirsi chiamare ancora una volta mamma. Ed è per questo che nessun perdono può mai esserci da parte nostra».

LA VITTIMA NICHOLAS DI MARTINO

il 17enne ferito alla gamba da una coltellata, inferta da Maurizio Apicella, che gli ha reciso l’arteria femorale portandolo alla morte