La Giamaica dei Lattari «arruola» ragazzini e disoccupati per l’affare spaccio

Elena Pontoriero,  

La Giamaica dei Lattari «arruola» ragazzini e disoccupati per l’affare spaccio
Controlli dei carabinieri sui Lattari

Gragnano. Un’estate da dimenticare per molti, soprattutto per chi ha perso il lavoro perché già in situazione precaria e messo maggiormente a dura prova dall’emergenza sanitaria. E’ qui che le organizzazioni criminali trovano terreno fertile, in cerca di manodopera da arruolare per non bloccare la filiera dello spaccio. Un’attività che non si è fermata neanche in pieno lockdown, ma che ha subito solo un lieve rallentamento per le forze dell’ordine schierate ovunque e con un controllo no-stop del territorio.

Tra i soldati dei clan, oltre ai disoccupati, ci sono anche dei ragazzini ai quali sono state affidate dosi di marijuana da consegnare agli assuntori. Baby corrieri che, insospettabili, riescono a portare a termine l’illecita missione.  Prenotazioni giunte al quartier generale delle organizzazioni criminali e smistate tra gli spacciatori a disposizione durante la settimana di Ferragosto. Sì perché gli esperti del settore, i broker della droga, non hanno rinunciato alla vacanza, affidando parte della filiera a pusher di ogni età, incluse le donne.

Il business dei clan non è mai finito, semmai rallentato dai controlli mirati che hanno scoperto la produzione si marijuana, tanta, sui boschi dei Lattari. Non ultima la piantagione di circa 50 piante che erano, come sempre, posizionate sul suolo del demanio nella zona boschiva di monte Muto. Una tattica nota agli inquirenti che hanno intensificato i controlli sull’intera filiera della produzione di marijuana. Perché se la coltivazione di droga non è immediatamente riconducibile a qualcuno, ne è intuibile la proprietà.

Un giro di soldi da capogiro per la produzione e la vendita di droga nella cosiddetta Giamaica dei Lattari. Un affare nelle mani di clan, in particolare del sodalizio Di Martino-Afeltra. Un monitoraggio da parte degli investigatori che è aumentato negli ultimi anni, quando a darsi alla macchia è stato Antonio Di Martino, figlio del boss Leonardo detto ‘o lione, e ritenuto il capoclan reggente di Iuvani. Un anno e 8 mesi di latitanza per la primula rossa dei Di Martino, rientrato nell’operazione Olimpo e accusato di estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di un amministratore delegato di un pastificio di Gragnano.

Una vasta operazione anti-droga, partita nella primavera del 2016, ha distrutto gran parte della produzione di marijuana coltivata sui Lattari. Ma il fenomeno non è certo debellato. Una serie di strategie trovate nell’immediato hanno garantito la vendita della cannabis indica, anche se proveniente da fuori nazione. Cercando di coprire le perdite, i clan dei Lattari hanno attivato un corridoio di import dall’Albania, mantenendo un prezzo inalterato dello stupefacente. Piantagioni che hanno reso e rendono importi a sei zeri che potenziano l’egemonia delle cosche locali. @riproduzione riservata