Pompei, incendiò l’auto del suo ex: la stalker sotto processo

Salvatore Piro,  

Pompei, incendiò l’auto del suo ex: la stalker sotto processo

Pompei. Stalking, incendio doloso, calunnia, detenzione di droga: al via il processo contro la presunta gang che, secondo gli inquirenti, operava in via Parrelle, al confine tra Pompei e Boscotrecase. Imputati sono la 43enne Silvia Jovanovic, sua cognata Annarita Varone, di 39 anni. E poi il 32enne Angelo Muscerino e la 39enne di Boscoreale, Paola Buondestino. Pesantissime le accuse mosse nei loro confronti e a vario titolo dai magistrati della Procura di Torre Annunziata. Gli indizi a carico sarebbero schiaccianti.

E’ per questo che il giudice Antonello Anzalone, una volta chiuse le indagini, ha dato il via libera al processo con giudizio immediato. La prima udienza è stata infarcita di questioni tecniche e preliminari. Il processo entrerà nel vivo già il 9 ottobre, quando il giudice ascolterà in aula le versioni delle forze dell’ordine e delle persone offese. Nel frattempo Silvia Jovanovic, difesa dall’avvocato Salvatore Calamita, è stata scarcerata, ma comunque spedita agli arresti domiciliari. La gang dei presunti stalker era finita in manette il 28 febbraio.

L’inchiesta era partita dopo la denuncia di una donna, che aveva subito l’incendio di 2 autovetture: una Fiat 600 di colore azzurro e una Lancia Y verde. Gli incendi erano scoppiati il 18 ottobre del 2018 proprio nel cortile di casa di una delle vittime, Maddalena R., ex suocera di Silvia Jovanovic. Era stata proprio la signora Maddalena a indicare nella Jovanovic la possibile autrice o mandante degli spaventosi raid di fuoco. Da quella denuncia erano partite delle intercettazioni telefoniche nei confronti della ex fidanzata del figlio: il giovane Antonio. Intercettazioni che avrebbero documentato una serie di ritorsioni dirette ad “annientare” le due vittime. Una vicenda a tinte fosche dove lo stalking “parlerebbe” al femminile. Antonio, il vecchio compagno di Silvia Jovanovic, e sua madre Maddalena, secondo i magistrati sarebbero stati perseguitati dopo la decisione assunta dal giovane di troncare la relazione con la ex. Da qui sarebbe scattato il piano di vendetta orchestrato dalla Jovanovic con la complicità degli altri imputati.

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