Camorra, a Torre del Greco l’affare-spaccio in mano alle nuove leve del clan

Alberto Dortucci,  

Camorra, a Torre del Greco l’affare-spaccio in mano alle nuove leve del clan
Al centro il pentito Isidoro Di Gioia

Torre del Greco/Ercolano. La raffica di arresti con cui le forze dell’ordine del territorio hanno decimato i Falanga e i rivali del gruppo scissionista a Torre del Greco nonché gli Ascione-Papale e i Birra a Ercolano hanno portato all’ascesa di nuove leve, pronte – in attesa del «rientro alla base» dei boss – a gestire le piazze dello spaccio e il business racket all’ombra del Vesuvio. La «sensazione» toccata con mano durante i primi 8 mesi del 2020 lungo il Miglio d’Oro della camorra trova la conferma definitiva all’interno dell’allarmante rapporto – relativo al secondo semestre del 2019 – presentato dalla direzione investigativa antimafia al parlamento.

Le grandi manovre

Il tessuto criminale del Miglio d’Oro – la premessa del dossier – resta in perenne assestamento, complice gli arresti eseguiti grazie all’esercito di collaboratori di giustizia passati dalla parte dello Stato. Eppure, sia a Torre del Greco sia a Torre del Greco – la convinzione messa nero su bianco dagli addetti ai lavori – gli storici clan del territorio sono riusciti a mantenere il controllo delle attività criminali legate allo spaccio di sostanze stupefacenti e alle estorsioni. Un’egemonia mantenuta, secondo un’indagine condotta dai carabinieri, grazie alla «fusione» tra i Falanga – la cosca degli amici di giù ‘a mare guidati dal padrino Peppe ‘o struscio, detenuto nel carcere dell’Ucciardone a Palermo – e gli Ascione-Papale, i «bottoni» venuti dalla Sicilia per sfidare i Birra a Ercolano. Dalla città degli Scavi, si legge nella relazione della Dia, i catanesi si sono in parte trasferiti a Torre del Greco in particolare in via Fontana e dintorni.Un «accordo funzionale» al controllo delle piazze dello spaccio, ma non solo. Perché la fusione Falanga-Ascione-Papale ha portato i vertici del super-clan nato all’ombra del Vesuvio a rispolverare un vecchio «pallino» degli amici di giù a mare: l’imposizione dei videopoker a bar e circoli ricreativi della provincia di Napoli. Secondo il dossier finito a Roma, i nuovi affari della camorra sono gestiti da piccoli gruppi di nuove leve, in attesa delle scarcerazioni eccellenti in programma tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021.

I tentacoli in Toscana

All’interno della relazione dell’antimafia, poi, un capitolo a parte viene dedicato alla «conquista» di nuovi spazi fuori dalla Campania. Una strategia, in particolare, portata avanti dal clan Birra di Ercolano: proprio a fine ottobre 2019 la direzione investigativa antimafia eseguì una confisca da 1,150 milioni di euro tra Prato e Pistoia, in Toscana. Sotto chiave finirono 7 immobili, due aziende e vari conti correnti. Ma la cosca della Cuparella – come confermato da diversi pentiti, a partire dall’ex boss Isidoro Di Gioia, erede del padrino Gaetano Di Gioia – non sarebbe l’unica a puntare su «investimenti» fuori regione. Per rimpinguare le casse e per preparare il «ritorno» dei capi pronti a riprende il controllo dei business droga e racket.

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