Torre del Greco, addio a Gennaro: «La droga lo ha ucciso, ora merita giustizia»

Eleonora Ciaravolo,  

Torre del Greco, addio a Gennaro: «La droga lo ha ucciso, ora merita giustizia»
I funerali del 50enne

Torre del Greco. «La “signora”, come la chiamavi tu, ci ha separati. Ha vinto lei». Non trattiene le lacrime la nipote di Gennaro Trapanese – il cinquantenne «dimenticato» per un anno all’obitorio del secondo policlinico di Napoli – durante i funerali celebrati presso la chiesa di Sant’Antonio di Padova. Stringe tra le mani una lettera, si aggrappa ai momenti felici vissuti in famiglia per provare a superare lo sgomento provocato da una tragedia surreale: «Ci accompagnerà il ricordo della tua sensibilità e la tua grande passione per il Milan», le parole capace di commuovere gli amici e i parenti del cinquantenne delle palazzine popolari di via Lamaria.

Durante il rito funebre – celebrato in maniera intima e raccolta – commozione mista a rabbia per un calvario durato un anno. Da quando, cioè, il 16 luglio 2019 l’uomo si era allontanato dall’abitazione del quartiere Sant’Antonio in cui viveva con l’anziana madre per raggiungere il quartiere di San Giovanni a Teduccio, verosimilmente per acquistare droga. Da quel giorno, i familiari non ebbero alcuna notizia del cinquantenne. Eppure il cadavere – come si legge nel fascicolo consegnato al pubblico ministero della procura di Napoli – già un anno fa era stato ritrovato dalla pattuglia della polizia stradale di Angri in servizio quella sera stessa sull’autostrada Napoli-Salerno e trasferito al secondo policlinico. Dove era stata eseguita l’autopsia che aveva confermato la morte per overdose. «Non capisco come sia possibile che ai parenti non sia arrivata alcuna comunicazione della struttura sanitaria al momento del decesso – la rabbia di Gerardo, cognato del defunto -. Gennaro era schedato e ben alle autorità. È stato in prigione per problemi legati alla tossicodipendenza e le sue impronte sono state prelevate subito, al momento del ritrovamento. Le forze dell’ordine sapevano di chi si trattasse.»

Il corpo è stato, invece, completamente dimenticato in una cella frigorifera dell’obitorio, mentre le ricerche della famiglia non si sono mai fermate, nonostante la recente richiesta del giudice di archiviare il caso dopo 13 lunghi mesi. Vano anche il tentativo di dare risalto alla vicenda tramite la trasmissione “Chi l’ha visto?” pochi mesi dopo, il 23 settembre 2019, quando l’identikit dell’uomo scomparso era stato diffuso in tutta Italia. Ma stranamente non pervenuto al policlinico di Napoli. Soltanto pochi giorni fa la comunicazione delle forze dell’ordine ha spento per sempre ogni residua speranza della madre e dei fratelli. La famiglia della vittima è stata informata della presenza di un cadavere a Napoli e chiamata a effettuare il riconoscimento della salma, venendo così a conoscenza dell’assurdo: il corpo era sempre stato lì.

Per chiarire cosa sia davvero successo e attribuire le eventuali responsabilità per questo grave atto di negligenza è stato incaricato l’avvocato di fiducia dei familiari, Francesco Maria Morelli, che ha già presentato una denuncia in Procura. «Non sarà semplice ottenere giustizia per il danno morale subito, ma noi non ci fermiamo – l’indignazione di Gerardo -. Mio cognato ha sbagliato molte volte, ma ha sempre scontato il prezzo dei suoi errori. La sua scomparsa meritava la giusta attenzione».

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