Prestiti a strozzo a Castellammare, la minaccia dei Cesarano dopo il lockdown: «Se non paghi mi devi cedere la tua attività»

Ciro Formisano,  

Prestiti a strozzo a Castellammare, la minaccia dei Cesarano dopo il lockdown: «Se non paghi mi devi cedere la tua attività»

Castellammare. «Se non puoi più  pagare mi devi dare la gestione della tua azienda». Eccola la camorra che lucra sulla pandemia. Eccoli i clan spietati che come avvoltoi si fiondano sugli imprenditori messi in ginocchio dal lockdown. Eccola la criminalità feroce che con l’usura prova a insinuarsi nell’economia pulita approfittando degli effetti generati dall’emergenza sanitaria. I sospetti avanzati in questi mesi dai magistrati Antimafia sulla tenuta sociale del Sud alla luce della crisi economica sono tutti in quella frase. Parole finite al centro dell’ultima indagine coordinata dai pm Giuseppe Cimmarotta e Rosa Volpe e messa insieme dal lavoro sul campo dei militari della finanza del colonnello Agostino Tortora e del capitano Salvatore Della Corte.

La prima vera inchiesta – in provincia di Napoli – che intreccia usura, pandemia e camorra. Quelle parole, sostengono gli inquirenti, le avrebbe pronunciate alla vittima di turno Annunziata Cafiero, la moglie di Nicola Esposito, alias ‘o mostro, capoclan dei Cesarano da anni recluso al regime del 41-bis. Il vero obiettivo del clan – secondo le accuse – era proprio quello di strappare dalle mani dell’imprenditore l’azienda. La vittima, messa in crisi dal lockdown, si è trovata con le spalle al muro. Non ha potuto più restituire quei 5.500 euro al mese di soli interessi sul prestito da 550.000 euro concesso nel 2011 dal boss Esposito, all’epoca libero. Sarebbe stato proprio il padrino a consegnare all’imprenditore i soldi in più tranche.

L’accordo stipulato con la camorra è di quelli che durano tutta la vita: per uscire dall’incubo bisogna trovare i famosi 550.000 euro da consegnare in un’unica soluzione. Gli 007 la chiamano “usura su conto capitale”.  La vittima, finché può paga. E nelle mani della cosca – come ricostruito dalle indagini – consegna oltre 600.000 euro in 9 anni. Poi arriva il Covid, arriva la crisi. E quell’imprenditore non può più tirare fuori un centesimo. Prova a sfuggire ai suoi aguzzini fino al 18 luglio scorso. Quando alla sua porta si presenta lei, la moglie del boss.

La donna – sempre stando alla ricostruzione degli inquirenti e ai racconti dell’imprenditore – avrebbe provato a imporre alla vittima la cessione di un’auto e poi dell’attività commerciale. «Devi darmi i soldi, mi stai mettendo in condizioni di fare quello che non vorrei fare», un’altra delle frasi attribuita ad Annunziata Cafiero. Al termine di quell’incontro la moglie del boss avrebbe anche aggredito fisicamente la vittima spingendola contro un muro e causandole un trauma cranico. Una realtà drammatica quella svelata dall’indagine della Dda che però potrebbe essere comune a tante altre imprese. Altre ditte della provincia che la crisi ha gettato in pasto agli avvoltoi della camorra.

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