Boscoreale, l’ex covo del clan diventerà un polo di cultura

Pasquale Malvone,  

Boscoreale, l’ex covo del clan diventerà un polo di cultura

Boscoreale. Appaltati i lavori per la realizzazione del centro educativo alla lettura e alla legalità per i ragazzi nel bene confiscato alla camorra. Il progetto, ora, diventa realtà in un comune che, si ricorda, è stato sciolto per ben due volte per infiltrazioni della criminalità organizzata. L’immobile, situato a via Papa Giovanni XXIII accanto al parco pubblico, era stato confiscato al clan Pesacane al patrimonio comunale nel 2015 e acquisito ufficialmente nel 2019. Si tratta di un negozio di circa 100 metri quadrati che era stato adibito a sala giochi e slot machine e che ora, nelle intenzioni dell’esecutivo, diventerà la nuova sede della biblioteca comunale.

La Regione Campania, nell’ambito del “Piano strategico per i beni confiscati della Regione Campania” e del “Programma annuale degli interventi per la valorizzazione dei beni confiscati”, ha finanziato il progetto di riutilizzo sociale del bene confiscato alla criminalità organizzata con una somma di circa 60mila euro.Nuove acquisizioniNel corso dell’ultimo summit tra il Comune e la Prefettura per il riutilizzo e la rifunzionalizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Sono diverse le proposte avanzate dal sindaco Antonio Diplomatico per valorizzare i 19 beni assegnati all’ente e confiscati al clan Aquino-Annunziata e al boss Franco Casillo, alias “a vurzella”.

Una delle ipotesi avanzate nel corso della videoconferenza di ieri mattina, è di trasformare parte del patrimonio sequestrato in alloggi per i carabinieri in servizio presso la stazione di Boscoreale. Per ora si tratta di ipotesi ma tutt’altro che campate in aria. Allo studio c’è anche la possibilità di destinare almeno due appartamenti per eventuali emergenze abitative, ad esempio in caso di sfratti o in situazioni di urgenze. In buona sostanza, unità abitative di soccorso a favore di soggetti indigenti e, soprattutto, con la fedina penale illibata.Per quanto riguarda i terreni, l’intenzione è quella di destinarli a percorsi di agricoltura sociale, finalizzati alla promozione dello sviluppo locale e alla costruzione di capitale sociale nella legalità. Una sorta di sistema cooperativistico che possa anche fornire opportunità lavorative.

CRONACA