Spari tra i ragazzi a Torre Annunziata, la moglie di Cerrato: “Siamo tutti colpevoli”

Vincenzo Lamberti,  

Spari tra i ragazzi a Torre Annunziata, la moglie di Cerrato: “Siamo tutti colpevoli”
Il luogo del massacro di Maurizio

Torre Annunziata. Poco più di due settimane fa un delitto terribile che ha scosso l’opinione pubblica, trascinando la città di Torre Annunziata nel fango. Domenica sera, a poche centinaia di metri dal teatro dell’efferato omicidio di Maurizio Cerrato, un altro episodio di cronaca nera che, solo per un caso, non ha avuto conseguenze terribili. Un diciassettenne, secondo quanto denunciato dalla stessa vittima, è stato colpito di striscio da un colpo di pistola sparato da un suo coetaneo che voleva impossessarsi dello scooter. Una sparatoria di domenica sera, un’ora prima del coprifuoco, nel luogo principe della movida dei giovani di Torre: la curva di via Gino Alfani.

In poche ore Torre Annunziata è ripiombata nell’incubo di una violenza senza fine. Con il terrore che, questa volta, a finire nel mirino potessero essere i giovani  che, dopo settimane di chiusura dovuta al Covid, stavano riprendendosi i loro spazi. Un gesto, quello del ferimento del 17enne, che ha lasciato senza parole anche i familiari di Maurizio Cerrato, l’ultima vittima innocente di una città maledetta. E sono proprio questi i sentimenti che hanno spinto ieri Tania Sorrentino, moglie di Maurizio e mamma di Maria Adriana, a scrivere un commento carico di dolore e di angoscia sul suo profilo fb. “Ma cosa sta succedendo in questa città – le parole di Tania – quanto sangue deve ancora essere versato prima che anche il nostro bel mare cambi colore, che spettacolo triste che stiamo dando”. E’ una madre affranta quella che decide di violare la consegna del silenzio per affidare a chi legge il suo pensiero, la forma di un grido di dolore.

Parla da mamma di una ragazza che, solo due settimane fa, ha visto morire suo padre davanti ai suoi occhi. Parla da moglie a cui quattro belve hanno strappato il sorriso e il futuro insieme. Ed è proprio ai giovani che Tania Sorrentino dedica la sua angoscia: “Come possiamo permettere che i nostri figli crescano in una città fatta di persone arroganti e irrispettose della vita altrui? – si chiede Tania – Cosa dovrà succedere ancora prima che le nostre menti si sveglino dal torpore dell’inutilità?”.

E poi un messaggio di speranza, quello fatto di un futuro dove sia la cultura e non la violenza a dettare la linea: “Quando capiremo che i nostri figli devono combattere con i libri e non con le armi – si chiede la moglie di Maurizio Cerrato – Facciamo si che le parole dette con intelligenza siano più taglienti di una lama che entra nel petto di un uomo disarmato. Mi sembra sia arrivata l’ora di aprire gli occhi. Siamo sempre pronti a puntare il dito verso gli altri, è ora di finirla. Siamo davvero tutti colpevoli” la frase finale che suona come una sentenza nei confronti di chi volta la testa dall’altra parte e di chi fa finta di non vedere tutto il marcio che c’è intorno.

Sono parole dure, amare, che lasciano il segno. Una voce che si staglia nel silenzio dell’omertà. Quello che ancora oggi sta coprendo la fuga di un minorenne accusato di aver sparato a un suo coetaneo. Segno di una città che non vuole cambiare.

CRONACA