Dischi leggendari: i 50 anni di Abraxas e Paranoid, metamorfosi dell’hard rock

Rocco Traisci,  

Dischi leggendari: i 50 anni di Abraxas e Paranoid, metamorfosi dell’hard rock
Santana at Woodstock: Carlos Santana, Jose Areas e Mike Carabello (pic. wikipedia)

Rocco Traisci

Tramontata la parabola dei ‘meravigliosi anni ‘60’, il nuovo decennio apre ufficialmente l’era dell’hard rock, consolidando il gusto della distorsione e l’evoluzione del folk. Nel 1970 gli spericolati live di Jimi Hendrix, Jim Morrison e Rolling Stones offrono ancora paglia per cento cavalli ai teen agers assetati di trasgressione, eppure in quell’anno – a cavallo tra l’atterraggio sulla Luna e la fine dei Beatles – sulla scena rock internazionale fanno breccia due dischi apparentemente ‘marginali’. Abraxas di Carlos Santana e Paranoid dei Black Sabbath – agli antipodi per stile, genere, background culturale e tuttavia così affini per la lunga coda che lasceranno nel tempo – inaugurano due varianti estreme dell’hard rock. Abraxas è un mix di musica latina, jazz e blues, nel quale la chitarra fusion di Santana rasenta la perfezione in “Black Magic Woman/Gipsy Queen” e altri grandi classici come “Oye Como Va” – scritto con il celebre percussionista e compositore newyorkese Tito Puente – e “Samba Pa Ti”. Abraxas è ritenuto da allora uno dei “migliori album di sempre” e nel ’98 la compagine del gruppo (che portava il nome del suo leader) è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame.

Paranoid dei Black Sabbath, invece, è l’album che – il 18 settembre di 50 anni fa – ha inventato l’heavy metal. Il cantante Ozzy Osbourne, fondatore del gruppo di Birmingham insieme a Tony Iommi, “rubò” il titolo da un film del regista italiano Mario Bava, diventando egli stesso precursore di altri generi moderni come il grunge, lo stoner rock e il doom metal. Nella sua carriera solista, Osbourne ha venduto oltre 50 milioni di dischi in tutto il mondo (100 milioni in totale, contando la sua carriera nei Black Sabbath).

Esattamente cinquant’anni fa sono uscite però tante altre perle. I Beach Boys dei fratelli Brian e Dennis Wilson tornano in studio per un nuovo disco (il sedicesimo) di scattante surf rock, Sunflowers. Dopo la morte di Brian Jones, i Rolling Stones pubblicano Get Yer Ya-Ya’s Out, un approccio blues mai più riproposto nel corso della carriera. After The Gold Rush di Neil Young esce in agosto, una combinazione di country/rock rabbiosa, elegante ed emotiva; Aretha Franklin, la regina del soul femminile, pubblica Spirit in the dark dopo la morte dell’amico di famiglia, il reverendo Martin Luther King Jr e la burrascosa separazione dal marito manager Ted White. Miles Davis intanto si rifà vivo con Bitches Brew, la Bibbia di ogni appassionato di jazz, che cambia ancora una volta gli standard con le sue sfumature funk, le intrusioni di rock psichedelico e l’innata vocazione soul.

CRONACA