Torre del Greco, le «vittime» della Deiulemar prestavano i soldi a strozzo: in 3 a processo

Torre del Greco, le «vittime» della Deiulemar prestavano i soldi a strozzo: in 3 a processo

Torre del Greco, le «vittime» della Deiulemar prestavano i soldi a strozzo: in 3 a processo

Torre del Greco. Da vittime degli armatori-vampiri a sanguisughe di professione. Da obbligazionisti traditi a imputati per usura. è una storia strana e densa di ombre, quella venuta fuori dalle aule del tribunale di Torre Annunziata. A pochi passi dalla sezione fallimentare dove nel maggio 2012  venne firmata la condanna a morte della Deiulemar compagnia di navigazione – il colosso armatoriale affondato sotto un miliardo di euro di debiti – si celebra un processo che vede alla sbarra tre risparmiatori dell’ex banca privata di Torre del Greco, accusati di avere concesso prestiti con tassi da capogiro a un loro familiare. Un’accusa infamante. Specie per chi ha visto sparire  i risparmi di una vita nelle obbligazioni carta-straccia emesse dagli armatori senza scrupoli. Imprenditori che raccoglievano i soldi degli obbligazionisti, promettendo in cambio tassi d’interesse fuori mercato sul capitale investito. Una tragedia finanziaria capace di mettere in ginocchio un’intera città che attorno al mare e agli armatori aveva costruito le sue fortune. 

Il processo 

Il processo nasce da un’inchiesta lampo messa in piedi dagli agenti del commissariato di Torre del Greco tra il 2013 e il 2014, pochi anni dopo il crac della Deiulemar e l’addio ai risparmi investiti nelle casse del colosso di via Tironi. Gli imputati sono un marittimo di 39 anni, suo padre di 69 anni e sua madre di 62 anni. Secondo il racconto-denuncia della vittima, i tre imputati avrebbero offerto alla parente un prestito da 10.000 euro in cambio di un “regalo”. Il “regalo” in questione sarebbe legato a un interesse usuraio sull’ammontare complessivo del capitale prestato. Una cifra non specificata con chiarezza, ma che sarebbe – secondo l’accusa – superiore all’8% annuo. La vittima – secondo la ricostruzione della difesa degli imputati – sarebbe riuscita a restituire solo una parte del prestito – circa 3.000 euro – senza pagare gli interessi. Da qui, la denuncia della donna e l’avvio delle indagini. Alla base dell’inchiesta messa in moto dalla procura di Torre Annunziata ci sono anche alcune intercettazioni telefoniche relative alle conversazioni tra i tre imputati e la donna. Telefonate da cui si evincerebbe la ferma volontà degli imputati – secondo gli inquirenti – di recuperare con ogni mezzo i soldi prestati. Elementi sufficienti a spingere il pm titolare dell’inchiesta a ottenere il rinvio a giudizio per madre, padre e figlio. Accuse confermate anche dalla vittima che nelle precedenti udienze ha testimoniato, ricostruendo la sua versione dei fatti. 

La testimonianza choc

Ieri mattina, dopo diverse udienze infuocate, è toccato al marittimo 39enne difendersi in aula e chiarire i contorni del presunto giro d’usura a conduzione familiare che sarebbe stato messo in piedi dagli ex obbligazionisti. Il marittimo ha deciso di rilasciare una breve dichiarazione spontanea per provare a smontare le accuse mosse a carico suo e dei suoi familiari. Un racconto fiume, accompagnato da rabbia e lacrime. «Volevamo solo aiutare una persona legata alla nostra famiglia – le parole dell’uomo davanti ai giudici – E’ stata lei a chiederci una mano. Mio padre ha navigato per una vita intera e anch’io lavoro sulle navi. Abbiamo fatto tanti sacrifici eppure possediamo soltanto la casa in cui vivono i miei genitori. Non ci meritiamo di essere in quest’aula». L’uomo, tra pianti e singhiozzi, ha ribadito che le accuse a carico della sua famiglia sono infondate. Accusando la vittima di averli truffati, proprio come aveva fatto la Deiulemar nel 2012. «Io e mio padre siamo dei piccoli risparmiatori, non possediamo niente, abbiamo solo aiutato un nostro familiare. Signor giudice siamo vittime di una trappola architettata ad arte», ripete l’uomo  davanti allo sguardo del collegio presieduto dal giudice Federica De Maio. Il processo è stato rinviato a marzo. Si entra nelle battute finali, con gli ultimi testimoni da ascoltare e le discussioni finali da parte del pubblico ministero e degli avvocati della difesa. I tre ex obbligazionisti truffati dalla Deiulemar adesso rischiano una condanna penale per usura.