Peruzzi, il Tyson del calcio che amava la buona tavola

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Peruzzi, il Tyson del calcio che amava la buona tavola

Angelo Peruzzi è stato uno tra i portieri più vincenti del nostro calcio. La sua avventura Juventina ha coinciso con i fasti del periodo Lippi, un ‘epopea fatta di grandi campioni, grandi vittorie e di chiacchierate complicità : l’ultimo scudetto è del 97-98 ( quello “assegnato” da Ceccarini ). Peruzzi era dotato di una esplosività unica che compensava le non eccelse doti fisiche ( era alto solo 1,81). Memorabili le sue uscite “faccia avanti” che gli permettevano di conservare sempre la visione del pallone. Per il suo collo taurino e lo sprezzo del pericolo fu soprannominato Tyson, ma il suo coraggio, però, lo esponeva, spesso,anche al rischio di infortuni seri. Fu proprio un grave infortunio ad escluderlo dai Mondiali del 98 nel quale doveva essere il sicuro titolare. Per Angelo l’esordio è con la Roma, sostituendo un Tancredi “platealmente” stordito da un petardo. Passa alla Juve dove diventa un pupillo di Lippi che lo porta con se anche nella sciagurata esperienza all’ Inter. Sempre Lippi lo porta, come secondo portiere, ai vittoriosi mondiali del 2006 (dove non gioca nemmeno un minuto), dopo che, in Nazionale, era stato soppiantato da Buffon e Toldo. E’ ancora con Lippi, in veste di vice allenatore della Nazionale, dal 2008 al 2010. Nel 1996 con la Juve vince la Champions League e nella finale di Roma contro l’Ajax para due rigori decisivi per la conquista della coppa. Conclude la sua carriera in serie A con la Lazio dove vive sette stagioni da assoluto protagonista. Il suo carattere riservato e la sua innegabile professionalità gli hanno fatto guadagnare la considerazione dei tifosi a dispetto di clamorosi passaggi : dalla Juve all’Inter e poi alla Lazio avendo esordito con la Roma. Nel 1990 insieme al compagno di squadra Andrea Carnevale viene squalificato ( è della Roma) per 12 mesi per una storia di doping , mai completamente chiarita. A fine carriera, in una intervista, ha raccontato che, nei suoi anni da professionista, non gli erano pesati gli allenamenti e i ritiri, ma solo le rinunce a tavola.

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