L’ombra dei casalesi sulla Ex-Copmes di Scafati

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L’ombra dei casalesi sulla Ex-Copmes di Scafati

La G&D Prefabbricati era una società contigua al clan dei Casalesi. A spiegarlo, in un’ordinanza di 83 pagine, è il Gip del Tribunale di Napoli, Federica Colucci, che ha fatto luce sui rapporti degli imprenditori collegati alla società, attiva anche nell’Ati per portare avanti di reindustrializzazione dell’ex Copmes di Scafati, e che ha portato ad arresti eccellenti in merito alle pressioni per ottenere gli appalti del Pip di Aversa. Il lavoro investigativo porta alla luce la figura di Enzo Di Federico, 62enne di Teramo, amministratore unico e legale rappresentante della società impegnata anche nell’Agro nocerino sarnese.  Per Di Federico, indagato nell’inchiesta napoletana, il Gip non ha ritenuto necessario l’arresto, ma lo ha individuato come persona di riferimento di Ferdinando Di Lauro, l’imprenditore finito in carcere due settimane fa, insieme al socio Andrea Grieco (quest’ultimo ristretto ai domiciliari), e stretto collaboratore di Antonio Iovine, l’ex boss e collaboratore di giustizia, che ha portato alla luce l’intera vicenda con le sue dichiarazioni. E proprio dai verbali resi da “o’ ninno” si è riusciti a risalire alla figura di Di Federico, noto a Scafati per i suoi rapporti con i dirigenti del Comune e i vertici della “Scafati Solidale”.  La sua società, la G&D Prefabbricati, prima di diventare protagonista nella realizzazione del progetto di via Domenico Catalano, ha ricevuto il certificato Antimafia dalla Prefettura di Salerno.  Tuttavia, alla luce delle rivelazioni di Iovine e degli arresti effettuati dalla Dda della procura napoletana, la situazione è compromessa. Di Federico, nella questione del Pip di Aversa, è colui che, nel 2014, ha presentato l’offerta e consentito a Di Lauro, già colpito dall’interdittiva Antimafia che lo metteva fuorigioco, di partecipare di fatto ala gara per l’affidamento del servizio di progettazione, costruzione e gestione dell’area casertana. Una questione che il gip Colucci ha specificato nell’ordinanza. «Che Di Federico sia un amministratore meramente formale della società emerge con evidenza», scrive il magistrato. Le intercettazioni mostrano i rapporti imprenditoriali e il ruolo dei personaggi coinvolti. 

 

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