Scafati. Aliberti deve rispondere all’Antimafia, non a Metropolis

metropolisweb,  

Scafati. Aliberti deve rispondere all’Antimafia, non a Metropolis

Il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti attacca Metropolis sbagliando interlocutore e obiettivo.

Le indagini che lo riguardano non le conduciamo noi ma la Procura Antimafia e tra l’altro non ci sembra che il sindaco possa smentirle. E’ alla magistratura che Aliberti deve dare risposte. E naturalmente non potrà farlo usando il linguaggio che ha adottato nella nota con la quale si lancia in improbabili accuse a Metropolis con un linguaggio aduso in altri “mondi”, tra il detto e il non detto. “Mondi” nei quali evidentemente il sindaco si trova a suo agio.

Noi ci limitiamo a raccontare fatti, a riportare notizie. Ed i fatti sono che la Procura Antimafia ha chiesto e ottenuto, tra l’altro, il sequestro di fatture emesse dalla società “626 Service”, amministrata da Nello Maurizio Aliberti e che aveva come soci Pasquale Aliberti e Monica Paolino. La “626 Service” ha cessato l’attività il 10 maggio 2012. Tutto in famiglia insomma: l’attività imprenditoriale e la politica con marito sindaco e moglie consigliere regionale.

Adesso sarà la magistratura a verificare se davvero tra i clienti della “626 service”ci siano state aziende vicine ad ambienti malavitosi ed in particolare al clan Loreto Ridosso. E se tale fatto dovesse essere confermato non ci sembra irrilevante.

Dal 18 settembre scorso il sindaco di Scafati, la moglie e consigliera regionale di Forza Italia, Monica Paolino, e il fratello imprenditore Nello Maurizio, sono coinvolti, insieme ad altre 11 persone nell’inchiesta Antimafia. A vario titolo sono indagati per le accuse di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, concussione, corruzione e abuso d’ufficio. Lo scorso mese di giugno il Gip del Tribunale di Salerno, Donatella Mancini, ha rigettato la richiesta di arresto formulata dal Pm Montemurro per il primo cittadino, il fratello, Luigi e Gennaro Ridosso, quest’ultimi esponenti del clan Loreto-Ridosso. Nell’ordinanza, però, il giudice ha ravvisato l’accusa di corruzione elettorale per le Amministrative del 2013 a Scafati, quelle che portarono alla conferma di Aliberti a sindaco. Il 6 ottobre sulla vicenda arriverà il parere dei giudici del Tribunale del Riesame, chiamati a decidere sull’appello presentato dal Pm Montemurro. La Direzione distrettuale Antimafia non ha mai fermato la propria attività investigativa. L’accelerazione è arrivata il 7 luglio scorso, dopo la perquisizione bis a casa di Nello Maurizio Aliberti, chiusa con il rinvenimento di materiale a supporto delle dichiaraizoni diAlfonso Loreto junior, pentito che ha raccontato di cene con il sindaco e consorte, di retroscena sull’asse criminale con la politica, con tanto di consigli per addentrarsi nel mondo degli appalti pubblici. Aliberti dovrà chiarire i rapporti con gli esponenti della cosca e il ruolo dei fedelissimi Roberto Barchiesi e Ciro Petrucci, indicati dal clan come propri uomini di fiducia all’interno della macchina comunale. L’indagine riguarda anche appalti tra Ente e società partecipate, secondo la Procura architravi dell’inchiesta penale, a cui si aggiunge l’azione di verifica della Commissione d’Accesso inviata a Palazzo Mayer dal Prefetto di Salerno.

Ecco, questi sono i fatti di cui Aliberti deve rispondere alla magistratura. E l’inchiesta è della Procura Antimafia. Non di Metropolis.

(Nella foto la Dia a casa di Nello Maurizio Aliberti)

CRONACA