Stangata al clan Ascione, 20 anni al boss Natale Dantese

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Stangata al clan Ascione, 20 anni al boss Natale Dantese

Quattro sentenze su cinque confermate in pieno. Una condanna a 20 anni per il boss Natale Dantese e 16 anni di cella complessivi distribuiti agli altri imputati.
Dopo la sentenza che ha condannato – in via definitiva – i signori del “pizzo”, un’altra inchiesta chiave sul “sistema” Ercolano passa alla storia. Il sigillo lo ha messo la Suprema Corte di Cassazione con un verdetto che inchioda, tra gli altri, l’ultimo capoclan della santa alleanza di camorra tra gli Ascione, i Suarino e i Papale.
Il processo trae origine dall’inchiesta “Boomerang” (chiamata in questo modo perché tra gli arrestati c’era un ex imprenditore anti-racket). Le indagini – articolate dall’ex pubblico ministero dell’Antimafia, Pierpaolo Filippelli assieme ai carabinieri di Torre del Greco – consentirono di far luce su un’organizzazione specializzata nel traffico di stupefacenti. Una sorta di azienda dello spaccio capace di inondare di droga i vicoli e le strade di Ercolano e Portici. Le “basi” erano in via Marconi – tutt’oggi una roccaforte degli Ascione – e in via Canalone (all’epoca il “regno” di Natale Dantese). Ma i pusher consegnavano anche la droga su ordinazione ai clienti di turno in ogni angolo della città, come emerso dai racconti dei pentiti e dalle centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali. Un “sistema” organizzato e gestito – secondo i giudici – proprio da Natale Dantese, il golden boy della camorra vesuviana oggi recluso al regime del carcere duro. Per il boss legato a doppio filo anche ai Suarino, è diventata definitiva la condanna a 20 anni di carcere inflitta in primo grado e confermata anche in appello.
Una mazzata per Natale Dantese, già coinvolto in diverse inchieste sulla faida di Ercolano e condannato all’ergastolo, in primo grado, per l’omicidio di Salvatore Madonna. Secondo l’Antimafia avrebbe ordinato numerosi omicidi messi a segno dal suo commando di fuoco. Tra questi anche il massacro di Salvatore Barbaro, vittima innocente della camorra che i sicari scambiarono per un boss dei Birra-Iacomino.
La Cassazione – nell’ambito del processo nato dall’inchiesta “Boomerang” – ha confermato le condanne di secondo grado inflitte agli altri imputati: Ciro Cozzolino (7 anni), Gerardo Papale (8 anni) e Nunzio Galò (1 anno e 4 mesi).

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