Processato per una cartella pazza, il calvario dell’ispettore-tartassato di Sorrento

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Processato per una cartella pazza, il calvario dell’ispettore-tartassato di Sorrento

Finisce sotto procedimento disciplinare per una cartella pazza di Equitalia e si vede anche pignorare parte dello stipendio. E’ il calvario di un ispettore del commissariato di polizia di Sorrento che sta lottando da mesi per avere giustizia e uscire indenne da una storia tutta italiana fatta di ritardi, errori e sviste clamorose. Le tasse che secondo l’Agenzia delle Entrate l’agente avrebbe omesso di versare negli ultimi anni ammontano a circa 16mila euro. Ma questi soldi sono già stati liquidati dal contribuente rispettando ogni prescrizione. Eppure la Questura di Napoli, a cui non è stato trasmesso in tempo lo “sgravio” concesso sulla cartella contestata dal poliziotto, continua a “processarlo”.
La vicenda potrebbe sfociare in tribunale visto che affiancato dal proprio legale l’ispettore sta pensando di presentare una denuncia all’autorità giudiziaria. Tutto parte lo scorso novembre quando il poliziotto si vede notificare una cartella Equitalia per 16mila euro. Scatta immediatamente anche la procedura per il pignoramento. La Questura di Napoli stabilisce subito la trattenuta mensile di un decimo dello stipendio dell’ispettore. Nel frattempo Equitalia comunica alla Prefettura di Napoli l’avvio del procedimento a carico del contribuente. Il colpo di scena arriva a pochi giorni dalle festività natalizie.
L’ufficio disciplina della Questura di Napoli apre un fascicolo sul conto dell’agente. Si tratta di un procedimento disciplinare. La motivazione? Aver omesso di saldare i conti per le tasse, una questione che «contrasta con i doveri di moralità» di un appartenente alle forze di polizia. L’ispettore, che già si dà da fare per dimostrare la sua completa “innocenza” sui 16mila euro pignorati, si ritrova dunque anche “imputato”. E così fa immediatamente un’opposizione al procedimento disciplinare intentato a suo carico. «C’è un errore macroscopico» scrive di suo pugno in una nota rivolta proprio alla Questura di Napoli. Per evitare ulteriori rischi e mazzate, l’agente preferisce comunque cautelarsi chiedendo e ottenendo la rateizzazione. Tant’è che Equitalia sospende immediatamente il pignoramento anche alla luce del pagamento di una prima tranche dei 16mila euro oggetto del contenzioso. Alla fine il contribuente, confrontandosi anche con i dipendenti dello sportello delle Agenzia delle Entrate, carte alla mano, riesce a dimostrare la sua completa innocenza. Quei soldi, quei 16mila euro, li aveva pagati. Si trattava solo di un errore. Una vera e propria cartella pazza. Equitalia provvede a bloccare l’intero procedimento e ne dà comunicazione alla Prefettura di Napoli che a sua volta non gira la nota del caso all’ufficio disciplina della Questura. Ed è qui che sorge il problema più grosso. L’ispettore inoltra le comunicazioni del caso di Equitalia alla Questura che finalmente blocca il pignoramento dello stipendio, ma solamente dopo che la Prefettura – “stimolata” a muoversi sulla vicenda – trasmette all’ufficio disciplina il verdetto definitivo. Nessun debito con le tasse, nessun pignoramento. Ma procedimento disciplinare ancora aperto.
Una beffa che potrebbe finire in un’aula di tribunale.

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