Deiulemar, quattro anni per recuperare solo briciole. Nel 2013 le vittime rifiutarono 170 milioni

metropolisweb,  

Deiulemar, quattro anni per recuperare solo briciole. Nel 2013 le vittime rifiutarono 170 milioni

Torre del Greco. Un calvario lungo 5 anni per portare a casa le briciole dei soldi spariti nel buco nero del crac della Deiulemar compagnia di navigazione. A oggi, le 13.000 famiglie di risparmiatori travolte dal fallimento da 800 milioni di euro dell’ex colosso economico di via Tironi si sono viste accreditare il misero 1% arrivato lo scorso autunno e sono in attesa dell’ulteriore 2% già depositato dalla curatela della società di fatto messa in piedi dagli armatori-vampiri: praticamente nulla, a dispetto delle battaglie portate avanti in tutte le sedi giudiziarie di Torre Annunziata e Roma.

Numeri, al momento, capaci di fare nascere qualche rimpianto legato alle proposte avanzate dalle famiglie Della Gatta-Iuliano-Lembo all’indomani dello scoppio dello scandalo. Era passato esattamente un anno dal verdetto emesso dal giudice Massimo Palescandolo del tribunale di Torre Annunziata, quando gli armatori-vampiri – attraverso i propri legali – arrivarono a offrire 170 milioni di euro per scrivere la parola fine alla «caccia al tesoro» degli investigatori, alla battaglia legale sulla «società di fatto» e alle aspettative economiche delle vittime della cosiddetta Parmalat del mare.

Una proposta formulata direttamente alla curatela fallimentare della Deiulemar compagnia di navigazione sotto forma di transazione in corso d’opera che – sotto il profilo delle percentuali – avrebbe migliorato sensibilmente il concordato preventivo presentato a metà aprile del 2012. L’offerta presentata dai vertici delle famiglie Della Gatta, Iuliano e Lembo – a differenza dell’accordo-truffa al 52% di cui solo il 23% in contanti – ruotava intorno alla restituzione cash dei soldi in cambio della rinuncia alla costituzione di parte civile nel processo penale che si era aperto davanti ai giudici del tribunale di Roma e all’azione fallimentare nei confronti della presunta «società di fatto» costituita dagli otto imputati per la bancarotta fraudolenta da 800 milioni di euro.

Il «piano di rientro» presentato a Torre Annunziata venne poi bocciato dopo essere passato al vaglio del comitato dei creditori, pronto a rifiutare l’offerta e andare avanti per inseguire il sogno del recupero totale dei soldi investiti dalle vittime del crac che rischia di mandare gambe all’aria l’economia della città del corallo. Un sogno a oggi – a 5 anni di distanza dal fallimento della Deiulemar compagnia di navigazione – fermo solo al 3%.

twitte: @a_dortucci

CRONACA