Un «male chiamato zizzania», il piccolo Samuele dà un calcio alla leucemia

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Un «male chiamato zizzania», il piccolo Samuele dà un calcio alla leucemia

Mamma e papà gli hanno insegnato a chiamarla «zizzania». Quando sarà più grande, e magari questo calvario che non gli ha portato via il sorriso diventerà solo un brutto ricordo, gli diranno che in realtà si chiama(va) leucemia. Un tumore delle cellule del sangue. Malattia maledetta. Il piccolo Samuele l’ha scoperta il 22 dicembre scorso, mentre come tutti i bambini della sua età aspettava Babbo Natale.

Il calvario

La vita è così, a volte riserva prove titaniche, anche a chi non dovrebbe esser pronto per affrontarle. Però lo fa. E allora tocca tirar fuori il coraggio, diventare grandi in fretta, combattere per riprendersi il proprio destino. È quello che da tre mesi sta facendo Samuele, un “baby cuore granata”, di 4 anni e mezzo, per diritto di nascita. Vive a Diano Marina, in Liguria, però suo padre Antonio Imparato, guardia giurata, salernitano del quartiere Torrione Alto, gli ha trasmesso ben presto l’eredità della fede calcistica. «Mi sono trasferito al Nord, ormai, da 28 anni. Ma il cavalluccio marino viene prima di tutto», racconta il papà del bimbo con la voce ancora rotta dall’emozione. Negli occhi e nella mente ha impresse le immagini, già destinate a restar indelebili, del suo Samuele in campo con la Salernitana.

Scena da brividi

È accaduto lunedì mattina, prima del monday night del campionato di serie B, a Chiavari. La squadra di Alberto Bollini si preparava al match contro la Virtus Entella nella “sacralità” d’un ritiro blindato. Però certe storie rompono ogni schema, abbattono qualsiasi barriera. Così, poche ore prima della gara, la comitiva granata ha aperto le braccia al suo piccolo tifoso. «Una giornata indimenticabile», singhiozza Antonio, rivivendo quei momenti che sono carezze per l’anima, provata ma non vinta dalle sofferenze. «I calciatori erano a centrocampo, in riunione con il mister. Noi eravamo in panchina, assieme al team manager Avallone. È stato proprio l’allenatore Bollini a chiamare Samuele: “Vieni con noi, facciamo una foto tutti insieme”. Ho preso lo smartphone, ma non ho avuto la forza di scattare. Perché tremavo per la commozione». 

Portafortuna

Samuele era in “abiti d’ordinanza”. Indossava la tuta granata e un berrettino con il logo dell’ippocampo ch’è un pezzo di storia della passione paterna: «Quel cappello viene dalla Curva Sud dell’Arechi di vent’anni fa», sorride il papà. La sua gioia nel pianto è tutta in quel prato verde su cui il bambino ha palleggiato con capitan Rosina, prima che la squadra gli facesse una richiesta inattesa: «Perché vai via? Ora andiamo a pranzo. Resta con noi, Samu». Impossibile rifiutare. A tavola, il piccolo ha scherzato con uno scatenato Zito e con il ds Fabiani, prima di ricevere la maglietta autografata di Donnarumma e di riscoprirsi pure un po’ “talismano”, vista la vittoria per 1-0, con gol di Coda, conquistata poi dalla Salernitana nel posticipo serale. «Non saprò mai come ringraziare la società tutta, dai dirigenti ai giocatori, per l’affetto mostrato – ancora il padre -. Mio figlio di solito è un timido, gli occorre del tempo prima di sciogliersi. Stavolta, invece, s’è sentito praticamente in famiglia. Gli sarò sempre grato, come lo sono all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, reparto di oncologia-ematologia padiglione 12 e day hospital padiglione 3, a tutti i medici ed infermieri che giorno per giorno, con la loro professionalità e umanità, donano cure e sorrisi ai loro piccoli pazienti». 

Incubo e sogno

Samuele, come tanti bambini, sogna di diventare un calciatore, magari di giocare un giorno in serie A. Il destino, per adesso, gli impedisce d’iscriversi a una scuola calcio, perché la leucemia è una brutta bestia, infame e feroce, quindi serve pazienza, oltre che tanto coraggio. A Nervi, dove si sta curando, dimenticando a volte quanto sia bello il sole, mamma Anna Maria e papà Antonio gli hanno spiegato che «c’è qualcosa che non va: si chiama zizzania, e dobbiamo sconfiggerla». Così, il piccolo Samuele s’è messo a “correre” sul campo della vita, per vincere la partita che la sorte l’ha costretto a disputare, contro un avversario-colosso, e però mica imbattibile. Aspettando il suo gol, è già uno spettacolo vederlo “giocare”….

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