All’Elicantropo di Napoli ?Strafàust”, l’erede degenere di Faust

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All’Elicantropo di Napoli ?Strafàust”, l’erede degenere di Faust

Sarà in scena al Teatro Elicantropo di Napoli, da giovedì 6 aprile alle 21 (repliche fino a domenica 9), “Strafàust”, il nuovo spettacolo scritto e diretto da Massimo Maraviglia, con Giulia De Pascale, Massimo Finelli, Daniele Sannino, Giovanni Scotti. Presentato da Asylum Anteatro ai Vergini, l’allestimento si avvale delle scene di Luca Serafino, i costumi di Patrizia Baldissara, le musiche di Canio Fidanza e Massimo Maraviglia. “Strafàust” è una scrittura originale, che trova le sue radici ideative in quello che Jan Watt definisce in un suo noto saggio, uno dei miti dell’individualismo moderno: Faust. Più specificamente, il testo assimila la sostanza narrativa dall’omonima opera di Goethe e, in piccole parti, anche da quella omonima di Marlowe, dal “Doctor Faustus” di Mann e da “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov. A differenza dei suoi predecessori, però, “Strafàust” ha già ottenuto e posseduto tutto. Nulla più ha da rivendicare o da desiderare, nessun patto, nessun limite di tempo, nessuna condizione argina la sua infinita possibilità, e, dunque, la sua insulsa libertà. Di qui l’interrogativo motore del testo: cosa accade, allora, quando nessun desiderio, nessun vincolo o necessità supporta una scelta? Un Faust strafatto, sfinito, straniato, stramazzato, strabuzzante, stramorto, straniero persino a se stesso, che vaga anestetizzato nell’assenza di orizzonti, condannato a marcire in un’eternità venuta male, immobile e indifferenziata, conseguenza di un abuso di elisir di lunga vita ingurgitata senza alcun limite. Inerte e immune rispetto a ogni forma di antinomia, privo d’ogni limite, possessore di una libertà incondizionata, Strafàust si è trasformato in un asino di Buridano, che, per giunta, non ha neanche fame. Dovrebbe soltanto morire, ma la perdita di ogni argine e di ogni vincolo etico, l’hanno catapultato in una sorta di immoto perpetuo, in uno squalificato eterno presente, in un tempo reale (che di reale non ha più niente), dal quale, forse, solo un altro pietoso Mefisto potrebbe provare a salvarlo, e liberare entrambi dal copione già scritto di cui sono prigionieri. Per l’allestimento dello spettacolo un doveroso ringraziamento va a Raimonda Maraviglia, Stesy Raiano e al gruppo di lavoro dell’Ex Asilo Filangieri.

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