La Leopolda del Sud, De Luca uomo solo al comando: “Basta correnti, decido io”

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La Leopolda del Sud, De Luca uomo solo al comando: “Basta correnti, decido io”

“Per prima cosa: dove si prende una tazza di caffè?”. Non  risponde alle domande, ma non smette mai di sorridere. “Oggi è di ottimo umore” dicono quelli del suo entourage. Vincenzo De Luca arriva al Museo nazionale di Pietrarsa per la Conferenza programmatica del Pd e avanza con l’aria di chi sente di essere il protagonista. L’unico, il solo riferimento in Campania, per il partito nazionale. I capibastone Pd gli hanno dichiarato guerra  rifiutando la proposta del suo candidato unitario alla segreteria provinciale, ma in questi giorni ancora una volta ha dimostrato a tutti i dirigenti locali che Matteo Renzi non ha occhi che per lui. L’ha voluto accanto nel suo tour in Campania. Ha cercato sempre e soltanto lui. “Dov’è Enzo, fatelo venire qui”, se la gode ripensando a quelle parole. E lo stesso sarà in questi giorni a Pietrarsa. Guarda i treni storici ai lati del palco, dove sta per salire per il discorso di apertura che Renzi, naturalmente, ha affidato a lui. Quei treni, pensa, sono fermi come il partito napoletano, mentre il suo vagone corre veloce verso Roma. Il figlio Piero è tra i primi ad arrivare. Per lui è già pronto un posto in Parlamento. “Oggi non parliamo di questo, parliamo dei programmi” risponde De Luca junior, mentre le guance gli si fanno rosse, più che per l’imbarazzo, forse, per l’ambizione.

La sfida alle correnti per le Politiche

E’ il momento. Appena terminato l’inno nazionale, il presidente Matteo Orfini gli lascia il palcoscenico. “Dobbiamo prepararci ad una battaglia che nei prossimi mesi sarà dura, soprattutto dopo le elezioni siciliane” dice senza troppi giri di parole l’uomo solo al comando che dal palco lancia la sfida alle correnti e ai capibastone per le prossime Politiche. “Dobbiamo fare un discorso-verità perché in tanti territori non ci presentiamo come una forza poltica, ma come una confederazione di correnti”. E ancora: “I giovani devono potersi iscriversi al Pd per le idee, per un sistema di valori” premette prima di sferrare il colpo. “La segreteria del partito deve scegliere in base ai curricula dei candidati e non in base ai tutor e alle correnti”. Un chiaro messaggio per le future liste che suona come una doppia morale detta dal padre che candida il figlio.

Debacle Pd e attacchi al M5S

Qualche passaggio sulla legge elettorale “non è la migliore ipotizzabile, ma la migliore possibile” e sullo stato comatoso del partito “dobbiamo capire perché si sono incrinati i rapporti tra il Pd e tanti settori della società. Capire cosa è successo a quel  41% che abbiamo conquistato tre anni fa e che ci segnalava la possibilità di un’espansione, ancora presente, a condizione che riflettiamo con umiltà”. De Luca passa dall’analisi agli attacchi al Movimento Cinque Stelle. “Hanno fatto un’iniziativa al Pantheon e uno di loro ha passato tutta la serata a capire come allacciarsi la benda”. E “Hanno dato dimostrazione di essere una forza improbabile e squinternata, che a Roma sta facendo le prove, il doposcuola”. Ma le bordate non mancano per il Pd “Se il Paese li vota non è solo per la demagogia anticasta e per l’ambiguità che spesso paga, ma anche perché in tanti territori il Pd è assente”.

L’annuncio berlusconiano: pensioni sopra i mille euro

Parla da leader e dà la ricetta deluchiana: sicurezza, lavoro, sburocratizzazione e autonomie locali. “Mi batterò perché le pensioni in Italia non vadano sotto i mille euro” la proposta-annuncio alla Berlusconi. Ma non l’unica lotta dello sceriffo finito sott’inchiesta. “Ho fatto un training autogeno e non parlerò dell’articolo 1 sull’anticorruzione che sequestra i beni per sospetto” dice scagliandosi invece contro la previsione di condanna per l’abuso di ufficio in primo grado. “Toglie la serenità agli amministratori e paralizza l’Italia: cosa aspettiamo per eliminarla? Dobbiamo fare appello alle Nazioni Unite?”. Sul finale la citazione di Francesco De Sanctis “uomo contro la burocrazia e la demagogia”. “Noi ci siamo e non ci arrendiamo” dice usando il plurale, mentre pensa a sé uomo solo al comando, prima di scendere dal palco per abbracciare Matteo.

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