La morte di Oswald davanti agli agenti

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La morte di Oswald davanti agli agenti

John Fitzgerald Kennedy è morto da poche ore, colpito dai cecchini di Dallas, e Lee Harvey Oswald è accusato dell’assassinio del presidente. E’ un ex operaio, militare e attivista statunitense, la sua foto ha fatto già il giro del mondo perché è l’unico uomo accusato del delitto Kennedy.  Nei due giorni successivi alla morte del presidente degli Stati Uniti, Oswald si dichiarò innocente. Ma non riuscì mai a sostenere la sua difesa davanti ai giudici.  Quel giorno del 24 novembre, fu ammazzato da Jack Ruby nella Centrale della polizia di Dallas, mentre stava per essere trasferito alla prigione della contea.  Secondo le ricostruzioni, la mattina in cui Kennedy era in corteo a Dallas, Oswald si appartò al sesto piano di un edificio dal quale mise il presidente nel mirino. Dopo gli spari Oswald si fermò a prendere una bibita per non dare nell’occhio. Al sesto piano la polizia rinvenne un fucile e furono identificate le sue impronte. Sarebbe uscito in tutta fretta per recarsi alla pensione, poi cominciò a girovagare per la città senza meta fino al fermo avvenuto davanti a un cinema.  Oswald continuò a negare le accuse, sia alla polizia di Dallas che all’Fbi, anzi sostenne di essere solo un capro espiatorio. Durante il suo trasferimento in carcere, Jack Ruby gestore di un night club, apparentemente affetto da turbe psichiche e, secondo alcuni, collegato a potenti mafiosi, lo ammazzò sotto gli occhi degli agenti. Affermò che lo aveva fatto per diventare un eroe per aver vendicato il presidente e aver risparmiato a Jacqueline di testimoniare al processo.  Secondo la Commissione Warren, Oswald fu l’unico responsabile della morte di Kennedy. Una versione che ovviamente non ha mai convinto nessuno, sulla quale restano mille dubbi ancora oggi. 

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