Torre del Greco, lo sfregio a De Nicola: discarica nella pinetina dell’ex Capo dello Stato

Alberto Dortucci,  
Daniele Gentile,  

Torre del Greco, lo sfregio a De Nicola: discarica nella pinetina dell’ex Capo dello Stato

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Torre del Greco. E’ il simbolo del fallimento del piano industriale per la raccolta dei rifiuti promosso dall’amministrazione comunale Ciro Borriello. Uno sfregio alla memoria del primo capo dello Stato e una potenziale bomba ecologica piazzata proprio lungo la strada d’accesso al Vesuvio, percorsa ogni giorno da decine di bus turistici. Non sono bastate le polemiche per fermare lo scempio all’interno della pinetina di via Tironi, donata da Enrico De Nicola alla città. Così a rilanciare la crociata per cancellare l’isola ecologica dei disastri è Gabriele Di Stefano, broker navale di 24 anni emigrato a Lugano per lavoro. Ma ai piedi del vulcano più visitato al mondo, Gabriele ha lasciato il cuore. Che, a ogni ritorno in città, sanguina alla vista dell’ex comitato di quartiere Torre Nord trasformato in discarica. Cumuli di rifiuti dove si giocava a pallone e ci si sbucciavano le ginocchia: si cadeva e ci si rialzava con la facilità e l’allegria tipica dei bambini. Gabriele – ex calciatore del Grosseto – oggi vive in Svizzera, ma parte della sua famiglia risiede in via Tironi proprio alle spalle dell’isola ecologica dei disastri. E l’occhio cade inevitabilmente su sacchetti e mobili abbandonati sotto la villetta dell’ex presidente oggi affidata in gestione all’associazione forense intitolata proprio a «Enrico De Nicola». Dove prima ci si davano i primi baci rubati e si scambiavano le occhiate di complicità con gli amici di una vita intera, ora ci sono immensi raccoglitori di rifiuti costantemente stracolmi di spazzatura e dall’odore nauseabondo, capaci di spazzare via vista i ricordi di gioventù di intere generazioni che in quel comitato di quartiere accerchiato dai pini avevano trascorso l’infanzia: le recite scolastiche, le prime cadute dall’altalena, le passeggiate mano nella mano con mamma e papà. Tutto cancellato dall’ex sindaco Ciro Borriello, pronto a promuovere l’apertura di un’isola ecologica proprio a due passi dalla dimora del presidente della Repubblica Enrico De Nicola. «Quell’isola ecologica deve essere chiusa e quel punto deve tornare un’area verde a disposizione dei più piccoli, proprio come anni fa – la crociata promossa dal ventiquattrenne -. Sarebbe un sogno rivedere giostre, altalene e bambini che giocano nella più totale spensieratezza: un sogno che si può realizzare se ci uniamo, se mettiamo in piedi un comitato di persone che sono pronte a dire di «no» a questo scempio». Da qui l’dea di lanciare una vera e propria campagna di sensibilizzazione indirizzata al nuovo sindaco Giovanni Palomba e al super-poliziotto Pietro De Rosa – a cui è stata affidata la delega alla Nu –  per chiedere un intervento di rimozione dei cassoni e di ripristino dello stato dei luoghi. «Non trascorro molto tempo in città, ma la mia famiglia vive a Torre del Greco: la mattina si svegliano con l’odore della spazzatura che impregna le lenzuola e la sera sono costretti a chiudere le finestre per non respirare l’aria putrefatta proveniente direttamente dall’isola ecologica. Recentemente – sottolinea Gabriele Di Stefano – sono stato a casa e ho dovuto dormire blindato nella mia stanza: letteralmente non si poteva respirare. Ho intenzione di promuovere una raccolta firme, perché chi ha la competenza e la possibilità di intervenire lo deve fare: la situazione è diventata insostenibile».  Eppure c’era chi la Svizzera la sognava, chi parlava di una città che in pochi anni avrebbe preso le sembianze di Lugano. «Se ora guardo la mia città di origine e la città in cui risiedo, mi sembra impensabile fare un paragone in termini di civiltà e decoro urbano – prosegue il broker -. Se una cosa del genere accadesse in Svizzera credo arriverebbe l’esercito. Purtroppo Torre del Greco è distante anni luce dalla Svizzera, ma si può cambiare. Chi come me è stanco di questo scempio, si può unire alla battaglia». Una battaglia da portare avanti per un intero quartiere e non solo. Perché le critiche social espresse dal neo sindaco Giovanni Palomba allo «svizzero di via del Monte» non restino solo propaganda per raccattare qualche voto.

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