Immunoterapia e Big data, si rivoluziona la lotta ai tumori

Redazione,  

Immunoterapia e Big data, si rivoluziona la lotta ai tumori

STOCCOLMA  – Sperimentazioni in tutto il mondo, la corsa a raccogliere grandi quantità di dati e la scoperta di nuove vie per capire il legame complesso fra tumori e sistema immunitario: è partita la macchina per sferrare un nuovo attacco ai tumori e c’è un grande ottimismo a Stoccolma, dove il Nobel per la Medicina 2018 ai pionieri dell’immunoterapia dei tumori segna per molti ricercatori una sorta di riscossa dopo tanti anni di frustrazioni, delusioni e scetticismo.    Tra il profumo degli abeti e le luci natalizie sul palco dell’aula magna dell’Istituto Karolinska, James P. Allison e Tasuku Honjo hanno dedicato gran parte della loro lettura Nobel alle sperimentazioni in corso, ai grandi progressi degli ultimi anni e alle grandi promesse dei test in corso. Nel frattempo si stanno aprendo nuove strade, destinate a incontrarsi con questa nuova via maestra per trasformare la terapia dei tumori in una realtà della medicina personalizzata, ossia calibrata sulle caratteristiche molecolari di ciascun tumore per ciascun individuo. “La grande scommessa – ha detto Honjo – è capire perché e come i tumori possono accumulare tante mutazioni”. In tutto il mondo, compresa l’Italia, si stanno già raccogliendo grandi quantità di dati che descrivono come i tumori mutano il loro Dna per sfuggire al sistema immunitario: “stanno partendo nuovi studi basati sulla bioinformatica il cui obiettivo è analizzare i dati, raccolti da più centri, sulle mutazioni rilevate dei tumori negli individui colpiti dalla malattia”, ha detto il direttore del centro di Immuno-oncologia del policlinico di Siena, Michele Maio, nell’incontro organizzato a Stoccolma dalla Fondazione Roche e dall’azienda farmaceutica Roche nella settimana dei Nobel. “Sempre di più – ha aggiunto Maio – si sta considerando il tumore non più legato a un organo, ma alle sue caratteristiche molecolari: siamo alle porte di un nuovo paradigma, un cambiamento radicale e rivoluzionario”. Nel frattempo sempre più forme di tumore stanno diventando il bersaglio dell’immunoterapia: dopo il più aggressivo tumore della pelle, il melanoma, è stata la volta dei tumori di polmone, testa e collo, vescica, rene e linfoma di Hodgkin. A questi si aggiunge uno dei tumori del seno finora più resistenti alle cure, il cosiddetto ‘triplo negativo’: “ora sappiamo che può provocare una risposta immunitaria” ed è stato “individuato un anticorpo capace di disattivare l’arma con cui il tumore silenzia il sistema immunitario”, ha detto l’oncologo Sabino De Placido, dell’Università Federico II Napoli.    Sono almeno quattro le strade dalle quali l’immunoterapia punta ad accerchiare i tumori: studiare le caratteristiche delle difese immunitarie, esplorare l’ambiente interno ai tumori per capire se sanno dialogare con le cellule immunitarie, rendere i tumori più riconoscibili al sistema immunitario; la quarta, appena agli inizi, punta a modulare l’attività dei microrganismi che popolano l’intestino, il cosiddetto microbiota, per rafforzare l’efficacia dell’immunoterapia. La ricerca va avanti a 360 gradi e “si continuerà a sperimentare per i prossimi dieci anni. La storia – ha concluso Maio – è appena cominciata”.

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