Castellammare. Collette tra affiliati, così si comprava il silenzio dei detenuti

Tiziano Valle,  

Castellammare. Collette tra affiliati, così si comprava il silenzio dei detenuti

Scarpe di marca, tanti soldi: i familiari più stretti di un affiliato di un clan di camorra che finisce dietro le sbarre vanno coccolati. O meglio comprati. Perché dal loro silenzio, una volta finiti in carcere, spesso dipende la resistenza e la rigenerazione di una cosca. Chi resta fuori, in libertà, ha la “responsabilità” di occuparsi economicamente anche di loro. E l’impegno è tanto più importante, quando a finire in carcere è un affiliato che ha avuto poteri decisionali all’interno del clan, al quale magari è stato affidato il compito di fungere da reggente in un determinato periodo e soprattutto che negli anni ha avuto rapporti stretti con la linea di comando.

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