Vergogna rifiuti a Torre del Greco, piovono gli esposti: «Procura e corte dei conti puniscano i colpevoli»

Alberto Dortucci,  
Alberto Dortucci,  

Vergogna rifiuti a Torre del Greco, piovono gli esposti: «Procura e corte dei conti puniscano i colpevoli»

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Torre del Greco. Un dossier di 32 pagine con la cronistoria del disastro rifiuti all’ombra del Vesuvio e gli emblematici scatti fotografici di una crisi Nu lunga otto mesi. è finito all’attenzione della procura di Torre Annunziata e della sezione regionale della corte dei conti l’esposto presentato dall’ex vicesindaco Romina Stilo per fare piena luce su un’emergenza capace di fare scattare ripetuti allarmi igienico-sanitari a Torre del Greco. Potenziali situazioni di pericolo provocate – secondo la storica pupilla di Ciro Borriello – dai ritardi e dagli errori commessi dall’amministrazione comunale targata Giovanni Palomba. Su cui, adesso, l’esponente dell’opposizione in consiglio comunale chiede di fare piena luce allo scopo di «accertare le eventuali responsabilità penali e contabili dell’attuale squadra di governo cittadino».

L’affondo-bis

L’iniziativa di Romina Stilo arriva esattamente a tre mesi dalla prima denuncia presentata dalla ricercatrice in genetica all’università del Sannio: «A oggi nulla è cambiato – la premessa dell’ex vicesindaco – se non evidenti peggioramenti in grado di mettere a rischio la salute dei cittadini con situazioni di stallo e conseguenti danni ambientali e danni d’immagine per la città del corallo». Un’agonia cominciata già durante la gestione del commissario straordinario Giacomo Barbato e proseguita durante i primi otto mesi a palazzo Baronale della «carovana del buongoverno» uscita vincitrice dal ballottaggio del 24 giugno 2018 con la coalizione guidata da Luigi Mele. «L’intero territorio comunale si presenta con enormi cumuli di rifiuti – prosegue l’esposto – capaci di trasformare le isole ecologiche in vere e proprie discariche a cielo aperto così come ogni angolo cittadino, con notevoli pericoli la salute pubblica e privata. La frequenza e la regolarità con cui avvengono gli incontrollati fenomeni di abbandono di rifiuti hanno determinato una sostanziale e complessiva situazione di degrado». Parole accompagnate da un’impressionante serie di foto e articoli di giornali – sia locali sia nazionali – in cui vengono citati tutti gli «spiacevoli episodi» registrati a partire dal mese di novembre del 2018 fino al mese di febbraio del 2019, compresi gli spaventosi roghi all’interno degli eco-punti di via Santa Maria la Bruna e via del Lavoro.

Gli allarmi rimasti inascoltati

Episodi davanti a cui sia gli esponenti dell’opposizione in consiglio comunale sia gli esponenti della «società civile» avevano invocato decisi interventi dell’amministrazione comunale: appelli rimasti a lungo lettera morta. «Si rammenta come l’articolo 40 del codice penale – si legge all’interno dell’esposto – stabilisce una precisa responsabilità in capo a chi ha l’obbligo giuridico di impedire la consumazione di un reato». Come a dire: il sindaco non sarà stato il «colpevole» del disastro, ma la sua inerzia sicuramente non ha facilitato la risoluzione della crisi Nu. «Le disastrose condizioni igienico-sanitarie in cui versava la nostra città – prosegue Romina Stilo – erano sotto gli occhi di tutti, comprese le telecamere di Luca Abete di Striscia la notizia e di vari telegiornali nazionali. Eppure l’amministrazione comunale è rimasta immobile, favorendo un clima di assoluta anarchia».

Le procedure sott’accusa

Quando poi qualcosa si è mosso, le procedure adottate dall’amministrazione comunale – secondo l’esposto di Romina Stilo – non avrebbero avuto i crismi della legittimità. E qui il dossier presentato dall’ex vicesindaco entra nel tecnico, attraverso la ricostruzione di tutti i passaggi del tormentato rapporto tra il consorzio Gema di Alfonso Zito – uscito vincitore dalla gara d’appalto promossa dalla precedente amministrazione comunale – e l’ente di palazzo Baronale: a partire dalla revoca decisa dal commissario prefettizio fino all’affidamento diretto alla ditta Buttol – in attesa del passaggio di cantiere, dopo i problemi registrati con cinque detenuti – passando per una sentenza del Tar Campania rimasta per due mesi chiusa in un cassetto. Tutta una serie di presunte anomalie su cui adesso si dovranno pronunciare i magistrati della procura di Torre Annunziata e della sezione regionale della corte dei conti  nonché il prefetto Carmela Pagano di Napoli.

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