Furto su commissione al Comune di Torre del Greco: a rischio gli stipendi della casta

Alberto Dortucci,  
Alberto Dortucci,  

Furto su commissione al Comune di Torre del Greco: a rischio gli stipendi della casta

Salerno. Tenta di sgozzarsi davanti albero di Natale: è grave
Intervista a Don Alfonso. Le ricette per salvare l?ambiente e la salute

Torre del Greco. In teoria, dovrebbe essere la «casa di vetro» di Torre del Greco. In pratica, invece, la sede istituzionale del Comune è destinata a finire nuovamente sotto i riflettori delle forze dell’ordine del territorio. Chiamate, stavolta, a fare piena luce sulla misteriosa scomparsa dei registri di due commissioni consiliari dietro cui – la prima ipotesi avanzata dagli agenti del locale commissariato di polizia guidato dal primo dirigente Davide Della Cioppa – ci potrebbe essere una «matrice politica». Una sorta di «vendetta» per mettere a rischio i gettoni e i rimborsi riconosciuti alla casta di palazzo Baronale, fresca di aumento di stipendio deciso dalla maggioranza guidata dal sindaco Giovanni Palomba.

Il giallo dei registri

L’allarme è scattato alle 14.45 di venerdì scorso, quando la responsabile dell’ufficio di presidenza dell’assise cittadina avrebbe accertato l’assenza dei registri utilizzati per verbalizzare le sedute della quarta commissione consiliare presieduta da Iolanda Mennella – eletta in tandem con Felice Gaglione, ex delfino di Donato Capone e oggi riferimento in municipio del consigliere regionale Loredana Raia – e della quinta commissione consiliare guidata dall’esponente dell’opposizione Mario Buono. Immediata è scattata la segnalazione al capo del consiglio comunale – arrivato a palazzo Baronale intorno alle 14.30, proprio in compagnia della sua partner elettorale – e la ricerca dei «preziosi» registri, necessari per conteggiare le presenze dei politici in municipio e liquidare il pagamento di gettoni e rimborsi. Tra i primi a essere stati contattati l’ex sindaco Valerio Ciavolino – oggi consigliere comunale d’opposizione – e il grillino Vincenzo Salerno, andati via a braccetto dal municipio intorno alle 14.25. «Abbiamo regolarmente firmato l’uscita al termine dei lavori, i registri erano tutti sul tavolo della sala utilizzata per le riunioni», la versione a una voce sola dei due esponenti della minoranza. Una versione confermata da Ciro Piccirillo, il poliziotto eletto con la lista civica La Svolta: «Quando sono andato via, alle 14.30, erano lì», la certezza del «camaleonte» della carovana del buongoverno. Poi, il vuoto. Nessuna traccia dei due libroni. Una scomparsa, peraltro, avvenuta proprio a fine mese quando cominciano i conteggi per il calcolo degli «stipendi» destinati alla casta. Una «coincidenza» cerchiata in rosso sugli appunti presi dagli investigatori.

La denuncia

Dopo avere sperato a lungo in un semplice scherzo – magari un «pesce d’aprile» in anticipo, come ipotizzato dal segretario generale Pasquale Incarnato a diversi politici – la vicenda è stata denunciata agli uomini del locale commissariato di polizia. Acquisiti gli elementi del caso, gli investigatori hanno avviato le indagini. Impossibile contare sul supporto delle telecamere: l’impianto di videosorveglianza di palazzo Baronale, infatti, non registra le immagini. D’altronde, la pista battuta dagli agenti di polizia è tutta interna al Comune. Magari legata a una «vendetta politica». Perché mettere a rischio gettoni e rimborsi viene ritenuto il modo migliore per «punire» la casta di palazzo Baronale.

©riproduzione riservata

CRONACA