Corruzione: arresti Anas, in carcere imprenditore napoletano

Redazione,  

Corruzione: arresti Anas, in carcere imprenditore napoletano

 NAPOLI – Figura anche un imprenditore napoletano, A.P., di 50 anni, tra i destinatari delle misure cautelari emesse dal gip di Catania Anna Maria Cristaldi nell’ambito dell’inchiesta della procura catanese per corruzione sull’esecuzione di lavori di rifacimento delle strade affidati dal locale compartimento dell’Anas, nella sostituzione di barriere incidentate e nella manutenzione delle opere in verde. All’imprenditore, difeso dall’avvocato Rosario Pagliuca, viene contestato il reato di corruzione. La misura cautelare del carcere gli è stata notificata all’alba dalla Guardia di Finanza di Caserta. L’imprenditore è stato condotto nel carcere napoletano di Poggioreale.

‘Amedeo Perna, 50 anni, della Irfis Tecnologie stradali srl, con sede a Milano, e che si occupa di costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali, il napoletano arrestato dalla guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta ‘Buche d’oro’ per presunti casi di corruzione all’Anas di Catania. Il faro della Procura distrettuale di Catania, nel suo caso, è stato acceso sui lavori di ‘manutenzione ordinaria delle opere di sicurezza lungo le SS 114 Orientale Sicula, 194 Ragusana, 114dir Costa Saracena e 193 di Augusta’ per la sostituzione di barriere incidentate o inadeguate. Il lavoro era stato aggiudicato con un ribasso del 25% per 150 mila euro, iniziato nell’aprile 2018 e si è concluso nel febbraio 2019. Nella circostanza, i funzionari Anas corrotti favorivano la registrazione in contabilità della sostituzione di barriere mai avvenuta. Questo, secondo quanto ricostruito dagli stessi pubblici ufficiali, alcuni dei quali stanno collaborando, poteva avvenire in quanto vi sarebbero state barriere di sicurezza in buone condizioni che non andavano sostituite. Il risparmio di costi a vantaggio dell’azienda aggiudicatrice era di circa 90.000 euro che avrebbero fruttato ai 3 funzionari una ‘tangente’ di 30.000 euro.

L’accordo però, per difficoltà dell’impresa coinvolta, non si concretizzava nella sua interezza, ma con il solo pagamento di 5.000 euro. A ‘garanzia’ della Ifir sarebbe intervenuto altro imprenditore per ‘assicurare’ ai funzionari Anas l’integrale versamento della ‘mazzetta’. Quest’intervento permetteva all’impresa corruttrice di portare fino al termine il suo progetto illecito pur non essendo poi in grado di assolvere all’impegno di pagare l’intera tangente pattuita di 30 mila euro.

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