Venti di crisi a Torre del Greco, gli alleati «cacciano» la dissidente dalla maggioranza

Alberto Dortucci,  

Venti di crisi a Torre del Greco, gli alleati «cacciano» la dissidente dalla maggioranza

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Torre del Greco. La goccia capace di fare traboccare il vaso è stata la doppia assenza al consiglio comunale di fine anno: una riunione convocata d’urgenza per approvare il progetto di ampliamento del cimitero e strategicamente disertata da Iolanda Mennella – la partner elettorale dell’ex capo dell’assise Felice Gaglione, costretto alle dimissioni da imprecisate ragioni personali – e Carmine Gentile, pronto a lasciare palazzo Baronale al termine di una fugace apparizione in aula. Una mossa risultata indigesta a diversi esponenti della maggioranza, evidentemente stufi delle manfrine della maestrina alla prima esperienza in politica: «Adesso basta: Iolanda Mennella può restare tranquillamente all’opposizione, andremo avanti con 14 voti», l’aut aut di inizio 2020 firmato da Pasquale Brancaccio e Luigi Caldarola.

Stop ai ricatti

A convincere i due esponenti della civica «Il Cittadino» a mettere alla porta l’ex delegata alla pari opportunità – a cui il sindaco Giovanni Palomba aveva revocato l’incarico all’indomani della prima «fuitina» dai banchi della maggioranza – la convinzione di essere davanti all’ennesimo braccio di ferro per le poltrone: «Siamo stufi di pressioni e ricatti – il monito dei due superstiti della super-lista composta dagli ex fedelissimi di Ciro Borriello -. Simili comportamenti sono inaccettabili: non si possono prima difendere le pittoresche accuse rivolte da Carmine Gentile al sindaco, poi tornare in aula per votare atti dovuti insieme alla maggioranza e successivamente disertare senza giustificati motivi importanti sedute dell’assise. Il consigliere comunale Iolanda Mennella e i suoi eventuali “suggeritori” si mettano l’anima in pace e si accomodino all’opposizione: la coalizione ha numeri e idee per governare la città senza il loro contributo a corrente alternata». Un chiaro riferimento proprio a Felice Gaglione, uscito di scena a metà novembre 2019 eppure rimasto come «una ingombrante ombra» in municipio. Con buona pace della fuga «per non passare un guaio» e della «guerra tra bande» di cui l’ex delfino di Donato Capone aveva parlato all’indomani delle dimissioni. «Non siamo interessati a scoprire le ragioni dell’anomalo comportamento di Iolanda Mennella – tagliano corto il politico-ultrà e il soldato di via Lamaria -. Il nostro unico obiettivo è portare avanti il programma dell’amministrazione comunale: atteggiamenti destabilizzanti non possono e non devono essere ulteriormente tollerati».

L’aut aut al sindaco

Insomma, il 2020 si apre subito con una sorta di aut aut per il mobiliere di via monsignor Felice Romano. Perché, sebbene i due esponenti della civica «Il Cittadino» non arrivino all’esplicito ultimatum, il concetto è chiaro: «Se Iolanda Mennella e Carmine Gentile rientrano in maggioranza per puntare a poltrone o visibilità, noi usciamo». D’altronde, alle porte ci sono l’ennesimo rimpasto di giunta e l’elezione del presidente del consiglio comunale. E gli attuali numeri consentirebbero alla carovana del buongoverno uscita vincitrice dalle avvelenate elezioni del 2018 di trovare senza particolari difficoltà la quadratura del cerchio. Con buona pace delle grandi manovre della pupilla di Felice Gaglione – già deluso dalla mancata nomina di Renato Grimaldi a coordinatore delle politiche sociali – e dell’ondivago Carmine Gentile. «Abbiamo le tasche piene di giochi e giochetti – concludono Pasquale Brancaccio e Luigi Caldarola -. Dal debutto a palazzo Baronale, Iolanda Mennella ha cambiato gruppo già tre volte e sempre per mettere in difficoltà la maggioranza: visti i precedenti, il suo posto ideale è all’opposizione».

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