Monti Lattari, caccia alle bische clandestine: in cella l’uomo del gioco illegale

Elena Pontoriero,  

Monti Lattari, caccia alle bische clandestine: in cella l’uomo del gioco illegale

La specialità della casa era la Zecchinetta, un gioco d’azzardo in voga anche negli ambienti malavitosi. E forse molto avvincente tanto che, nel 2014, le bische clandestine a Gragnano spuntavano come funghi. Al tavolo verde, indistintamente, sedevano imprenditori e criminali, ovvero chi poteva alzare la puntata giocando fino a importi da capogiro. Un vizio che ha portato in cella l’ex gestore di un bar, oggi quarantottenne, destinatario di una misura cautelare in carcere. L’uomo, condannato definitivamente, deve scontare un residuo di pena di otto mesi di reclusione. Ritenuto responsabile di una bisca clandestina che era stata scoperta e smantellata sei anni fa, in un locale di via Veneto. Gli investigatori, mossi da una soffiata, arrivarono nel retrobottega del bar quando si stava svolgendo un “mano” di Zecchinetta. Tra i giochi d’azzardo più pericolosi e che creano maggiormente dipendenza. E’ quanto testimoniato agli inquirenti dalle moglie di ossessionati del tavolo verde che erano riusciti a giocarsi anche la casa. Un incubo finito soltanto quando i carabinieri entrarono in azione, smantellando la bisca clandestina. Soldi, tanti, e sangue freddo per poter sedere al tavolo verde della bisca clandestina in via Veneto. Tra i libri nascosti, i carabinieri avevano scoperto i nomi sia dei debitori ma anche dei creditori. Il blitz del 2014 portò alla luce una realtà che, per anni, si era nascosta in due zone centrali della città della pasta. Un vizio, o anche una debolezza, che riusciva a crescere e allargarsi ai vicini Comuni. Infatti, all’epoca dei fatti molti giocatori provenivano da ogni zona dei Lattari. Il passaparola sottovoce assoldava nuove reclute da impiegare nella giocata. Più giocatori più alta la posta in gioco. E per testare i nuovi soldati della malavita organizzata, la Zecchinetta diventata una vera palestra. Sul tavolo potevano esserci i soldi, gli immobili o anche il coniuge. Tutto praticamente. La sorte era decisa da un mazzo di 40 carte e solo estraendo dallo stesso una carta uguale a quella del banco, cosa quasi impossibile al primo colpo, allora si vinceva. Altrimenti si andava avanti raddoppiando la puntata. Croupier e clienti vip sono ancora a processo per il Casinò della galleria di Gragnano. I tavoli verdi erano stati allestiti all’interno di un appartamento a ridosso di piazza Marconi (ex San Leone), un affare che è rimasto in piedi, anche in questo caso, fino al 2014. Qui la Zecchinetta era stata sostituita dal poker texano, particolarmente in voga all’epoca dei fatti. Nel Casinò si entrava nel più stretto riserbo, ma il via-vai di clienti aveva comunque attirato l’attenzione. I giocatori arrivavano non soltanto dai Comuni limitrofi, ma da tutta la Campania. Un giro di affari piuttosto corposo. Fumo e luci soffuse, alcool e fiches: così i locali venivano improvvisati in gran casinò senza alcuna autorizzazione. Il blitz di sei anni fa terminarono con il sequestro di pochi euro in contanti, una cifra di molto inferiore rispetto al contesto portato alla luce dagli inquirenti. La punta dell’iceberg, dissero gli inquirenti, anche se non si riuscì mai a ricostruire nel dettaglio il corposo affare né i numeri delle bische clandestine.

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