Sparita la tassa di soggiorno, i Comuni della penisola sorrentina disertano i processi

Salvatore Dare,  

Sparita la tassa di soggiorno, i Comuni della penisola sorrentina disertano i processi

L’accusa è peculato. Ovvero: essersi appropriati, anche temporaneamente, di soldi pubblici. Di soldi che, per legge, una volta riscossi dall’ospite di turno per conto del Comune di riferimento, sarebbero dovuti andare direttamente nelle casse dell’amministrazione municipale. In molti casi la quota dell’imposta di soggiorno è stata restituita comunque in ritardo rispetto alle prescrizioni. Ma non mancano i furbetti che avevano tentato di occultare le somme sottraendole alla disponibilitĂ  dell’ente pubblico. I processi per il caso dell’imposta di soggiorno non versata nei tempi e nei modi corretti da parte dei titolari di hotel e strutture extralberghiere sono tuttora in corso dinanzi ai magistrati del Tribunale di Torre Annunziata. Ma c’è un elemento che sta facendo discutere, sia in chiave politica che tra qualche legale difensore chiamato a provare a disarticolare il castello accusatorio allestito dalla Procura. I Comuni della penisola sorrentina sinora non si sono mai costituiti parte civile nei procedimenti avviati a carico degli imprenditori turistici. Inizialmente vennero indagati 133 rappresentanti legali delle societĂ  che gestivano le strutture finite sotto la luce dei riflettori della guardia di finanza. Alcuni hanno ottenuto l’archiviazione, altri hanno preferito il giudizio con rito abbreviato. Mentre diverse posizioni sono in attesa dell’avvio del dibattimento con rito ordinario. I Comuni, secondo i finanzieri della tenenza di Massa Lubrense, hanno subìto danni perchĂ© le somme sottratte o versate in ritardo danno un computo complessivo pari a un milione di euro. Eppure, secondo le varie amministrazioni, le cose stanno diversamente. Non ci sono danni veri e propri, per questo non si costituiscono contro gli imprenditori del turismo. Nei casi in cui i soldi sono stati versati in ritardo, non c’è stato un ammanco vero e proprio nelle casse del Comune. Quindi – è questo il ragionamento – inutile andarsi ad infilare in un procedimento penale da parte offesa. Diverso evidentemente il discorso per le situazioni che vedono gli imprenditori ricettivi accusati sì di peculato ma per omesso versamento delle quote di imposta di soggiorno. In queste circostanze, si tratta di potenziali “ruberie”. Eppure, le posizioni imputate per omesso versamento sono minoritarie rispetto alle altre. Fatto sta che secondo la Procura di Torre Annunziata, diversi titolari di strutture ricettive della penisola sorrentina, dal 2012 al 2016, hanno trattenuto o versato in ritardo l’imposta di soggiorno per oltre un milione di euro. La Procura di Torre Annunziata, che ha coordinato negli accertamenti la guardia di finanza di Massa Lubrense, accusa di peculato d’uso i rappresentanti legali di hotel e strutture extralberghiere perchĂ©, all’atto di ricevere dai propri ospiti la quota dell’imposta da girare ai Comuni, sono dei veri e propri agenti contabili come ha giĂ  sancito a piĂą riprese sia dalla Corte di Cassazione sia dalla sezione centrale della Corte dei Conti. L’accusa di peculato d’uso mossa nei confronti di coloro che, in ritardo, hanno liquidato i soldi agli enti è motivata anche per un altro elemento: non rispettando i termini imposti dalle amministrazioni per il pagamento, hanno provocato un danno al Comune che si è trovato, seppur per un periodo di tempo limitato, a non poter fare affidamento su quelle somme e iscrivere a bilancio nuovi ruoli. In tutto ciò emergono ulteriori elementi. La Procura regionale della Corte dei Conti indaga gli stessi imputati di peculato per l’ipotesi di danno erariale.

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