Ciro Formisano

Amoruso, pentito per amore: «Così ci siamo salvati dall’inferno»

Ciro Formisano,  

Amoruso, pentito per amore: «Così ci siamo salvati dall’inferno»

E’ collegata in video conferenza da una località segreta quella donna dall’accento dell’Est. Da anni vive sotto protezione per sfuggire alla vendetta della camorra. Lei non ha mai commesso reati, non ha mai fatto parte di un clan. Ma ha scelto di stravolgere la sua vita per amore. Per stare vicina al suo compagno. «La sua famiglia e anche il clan volevano che Carmine stesse con un’altra donna», afferma quella signora rispondendo alle domande del sostituto procuratore Antimafia, Gianfranco Scarfò, il pm che indaga sugli affari della malavita vesuviana.

«Carmine» non è un uomo qualunque. Ma Carmine Amoruso, il super pentito che alla Dda ha svelato i misteri e gli affari del clan Giugliano. Un’organizzazione criminale autonoma specializzata in droga ed estorsioni che in realtà – come dimostrato da numerose inchieste e processi – rappresenta una “costola” operativa del più potente clan Fabbrocino. «Dicevano che erano una grande famiglia», ripete ancora la compagna del pentito ascoltata ieri mattina, nel tribunale di Torre Annunziata, come testimone dell’accusa nel processo a carico di Francesca Formisano, la moglie del capoclan Antonio Giugliano, alias ‘o savariello, ritenuto il numero uno dell’organizzazione. Una «grande famiglia» nella quale ci sono regole ferree. Al punto che è il clan a scegliere persino la donna da affiancare all’affiliato di turno.

«Volevano che rimanesse con la sua precedente fidanzata. Se non stava con lei non gli passavano lo stipendio in carcere». Ma alla fine Amoruso sceglie un’altra strada. E anche per amore della sua attuale compagna decide di pentirsi, di collaborare con la giustizia. «Lo decise nel corso di un colloquio in carcere – racconta la compagna del collaboratore – disse che continuando a fare questa vita sarebbe rimasto in carcere o peggio ancora sarebbe finito sotto terra. Io gli ho detto che ero disponibile a stare al suo fianco, consapevole del fatto che questa scelta avrebbe condizionato la mia vita». E così nel 2010 Amoruso decide di raccontare la sua verità.

Ricostruendo dalle basi la piramide criminale di quel clan che opera all’ombra degli eredi del boss defunto Mario Fabbrocino, storico capo della Nuova Famiglia, la federazione criminale che negli anni ‘80 ha sconfitto la Nco di Raffaele Cutolo. «Ci siamo iniziati a frequentare nel 2008 – il succo della deposizione resa dalla donna – Ho capito subito che Carmine era un malavitoso. L’ho visto girare spesso armato. E nel periodo natalizio aveva tra le mani un sacco di soldi. Mi diceva che erano gli incassi delle estorsioni che doveva consegnare ai boss».

La donna ha raccontato che i summit tra gli affiliati sarebbero avvenuti in alcuni negozi a Poggiomarino e che diversi soggetti legati al clan avrebbero smistato agli affiliati liberi le direttive del padrino in carcere. Nel contro-esame condotto dalla difesa, però, la testimone ha anche ammesso di non aver mai assistito direttamente agli incontri tra Amoruso e Franca Formisano.

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