Vincenzo Lamberti

L’ex assessore Allodi: «Dema, alleanza inutile sì al patto coi grillini»

Vincenzo Lamberti,  

L’ex assessore Allodi: «Dema, alleanza inutile sì al patto coi grillini»

Oggi si definisce un semplice “militante di sinistra”. Guglielmo Allodi, però, quella sinistra la conosce bene e dall’interno. Capo della segreteria del Presidente della Regione Campania, Bassolino, assessore provinciale dal 2000 al 2009, consigliere regionale, già consigliere comunale a Napoli, di quel partito Allodi conosce ogni dettaglio.

In queste ore si parla con insistenza di un accordo Pd-Cinque Stelle, cosa pensa di questa ipotesi e come si dovrebbe muovere il Pd?

«Credo sia una buona idea per confrontarsi e cercare un obiettivo comune. Naturalmente non può avvenire se alla base, come ascolto in queste ore, vi è un ragionamento contro De Luca. C’è, invece, bisogno di disponibilità a mettere in campo le migliori energie e i programmi più validi per un cambiamento della regione. Non si può chiedere mettere un veto su De Luca. E lo dico che io nel 2015 ho votato per Salvatore Vozza. Oggi, a 5 anni da quella scadenza, bisogna fare i conti con il lavoro fatto dal governo De Luca».

C’è chi pensa a una candidatura di Sergio Costa.

«Vuole la mia? Io non penso che il Pd abbandoni De Luca dopo tutto questo lavoro e dopo i risultati raggiunti. In secondo luogo Sergio Costa è persona di valore, ed anche per questo non credo alle trattative sottobanco. Sono assolutamente un errore e tra l’altro e farebbero irretire in modo radicale De Luca che si candiderebbe lo stesso e farebbe perdere il centrosinistra».

Vede di buon occhio l’accordo tra Pd e Dema?

«No. Anzi io credo che il dialogo non ci possa essere. Il sindaco de Magistris è responsabile del degrado della città che è diventato anche un degrado civile e culturale. Viviamo in una città che fa passi indietro in modo vorticoso. Solo ieri la Corte Costituzionale ha detto che il comune di Napoli non poteva usare i fondi del governo per risanare il debito. E, anziché risanarlo, lo ha utilizzato per la spesa corrente, un fatto amministrativo e politico insopportabile e indifendibile. Questo è solo uno dei motivi per i quali io credo che con Dema non si debba dialogare. Anche perché secondo me stiamo sopravvalutando Dem. Non so quanto vale elettoralmente e per me vale pochissimo, visto che è stato eletto col 16% dei voti della città. Dema se vuole essere parte del centrosinistra deve farlo senza condizioni, parlando con le forze di sinistra democratica».

Intanto dopo essersi godute il trionfo in Emilia, dove pare siano state decisive, le sardine anche a Napoli vogliono dire la loro.

«Mi auguro che l’esperienza delle sardine continui a vivere e a diventare più grande. E Napoli ha bisogno di nuovo fermento civile, nuova passione e forte carica laica nell’affrontare le contraddizioni del presente. Le sardine interpretano questo dato. Ma la politica e i partiti hanno un problema: per questo motivo non devono mettere cappello, ma offrire sponda alle sollecitazioni che vengono dal mondo della società civile».

Zingaretti prima e Prodi poi, hanno detto che il movimento delle sardine deve far parte del Pd. Lei cosa pensa?

«Che il Pd debba aprirsi ai non iscritti è ormai un tema che ritorna più volte anche nella storia recente del partito. Del resto quando il Pd ha fatto partecipare alle primarie si è aperto ai non iscritti. Sono passaggi che possono trovare nel percorso di rifondazione del Pd che vuole fare Zingaretti. Bisogna trovare anche uno strumento democratico affinchè la società possa partecipare al dibattito e avere luoghi di confronto codificati del partito».

Oggi si può dire lontano dalla politica?

«Mi fa molto male vedere da lontano questa politica perché la trovo distante e anche ignorante. La guardo con interesse, recentemente ho partecipato alla fondazione di Leu e articolo 1 e sono vicino a quel movimento».

La preoccupa una Lega così forte al Sud e in Campania in particolare?

«Sono preoccupato dal fenomeno Lega al Sud e Napoli e riguarda l’intero paese e anche il Mezzogiorno. L’idea dell’uomo forte e del potere in mano a un solo uomo affascina società deboli. E noi siamo una società debole».

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