Posti di lavoro per il killer, ora tremano i politici di Castellammare

Tiziano Valle,  

Posti di lavoro per il killer, ora tremano i politici di Castellammare

Pasquale Rapicano chiese l’assunzione di alcuni suoi stretti familiari in ditte che lavoravano in appalto per il Comune di Castellammare di Stabia. Il killer del clan D’Alessandro si rivolse ad alcuni esponenti politici, nel 2017, per “sistemare” i parenti arrivando persino a incontrarli a Palazzo Farnese. E’ uno dei retroscena che emerge a quindici giorni dalla decisione di Rapicano di collaborare con la giustizia. Un pentimento che potrebbe non riguardare solo la camorra, ma anche quei colletti bianchi che non si fanno scrupoli a scendere a patti con la criminalità organizzata per avere un tornaconto elettorale. Le rivelazioni del pentito eccellente della cosca di Scanzano, dunque, potrebbero andare a svelare anche i presunti rapporti recenti tra la camorra di Castellammare e la politica stabiese.

Le indagini

Pasquale Rapicano, alias Lino ‘o capone, è stato condannato all’ergastolo in secondo grado per l’omicidio di Pietro Scelzo. Secondo gli investigatori è stato uno dei protagonisti della faida tra il clan D’Alessandro e gli Omobono-Scarpa, che ha insanguinato le strade di Castellammare all’inizio del nuovo millennio. I suoi guai con la giustizia sono noti da tempo, anche perché è sempre stato considerato a capo della piazza di spaccio del rione Capo Rivo. Ma nonostante tutto c’è stato qualche esponente politico che non si è fatto chissà quali problemi ad ascoltare – e forse favorire – il killer ora pentito.Le rivelazioni di Pasquale Rapicano possono essere fondamentali per ricostruire quanto accadde nel 2017, in particolare riguardo l’omicidio di Antonio Fontana, l’ex collaboratore di giustizia ucciso ad Agerola, all’esterno di una pizzeria. Pochi giorni dopo quel delitto, a Castellammare cominciò a rimbalzare la voce che Fontana avesse chiesto più volte un intervento da parte di un consigliere comunale per ottenere un paio di assunzioni nella nettezza urbana. Una pista che gli investigatori hanno battuto per cercare di risalire all’identità del politico che sarebbe stato avvicinato da Fontana e anche per capire se quella richiesta del ras dell’Acqua della Madonna avesse provocato reazioni in altri pregiudicati di Castellammare interessati a quelle assunzioni. Una pista che finora sembra non aver prodotto chissà quale riscontro, anche perché l’ipotesi più accreditata è che Fontana fu ucciso dal clan D’Alessandro per la sua scelta di pentirsi e anche per una vendetta trasversale nei confronti del fratello Luciano, collaboratore di giustizia.Ma un pentito del calibro di Pasquale Rapicano sarà ovviamente chiamato a raccontare la sua verità sull’omicidio di Antonio Fontana, perché è probabile che possa sapere chi l’ha ucciso e chi ha ordinato quel delitto. Ed è ovvio che si proverà a fare luce anche su quella vicenda delle assunzioni, perché – stando a quanto emerge – lo stesso killer del clan D’Alessandro aveva rapporti privilegiati a Palazzo Farnese, che utilizzava per chiedere una sistemazione per i suoi familiari più stretti.A chi si rivolse Pasquale Rapicano per avere posti di lavoro nelle ditte che lavorano per il Comune di Castellammare di Stabia? La sua richiesta fu esaudita? Domande alle quali arriveranno risposte, per ora solo scritte sui verbali che il killer della cosca di Scanzano sta riempendo davanti ai magistrati dell’Antimafia.

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