Torre del Greco, Antonio in aula inchioda il rampollo del clan Gionta: «Lo riconosco, fu lui a sparare»

Salvatore Piro,  

Torre del Greco, Antonio in aula inchioda il rampollo del clan Gionta: «Lo riconosco, fu lui a sparare»

Torre del Greco. «Fu lui a spararmi in una gamba. Lo riconosco dal mento, rivedo i suoi baffetti. All’epoca erano solo un po’ più lunghi. Ma a sparare fu lui, Luigi D’Acunzo». La voce ancora trema, gli occhi sono quasi sempre bassi o tenuti fissi verso il giudice. Tranne una volta. La volta in cui, tre anni dopo la tragedia solo sfiorata, la vittima incrocia lo sguardo spavaldo di chi adesso gli è di fronte in tribunale. Ammanettato e dietro un gabbiotto di sicurezza. Ma nonostante tutto, capace ancora di incutere timore. Antonio Malinconico, il marittimo di 23 anni assalito e quasi ammazzato il 27 dicembre del 2016 da una gang di sei rapinatori partiti da Torre Annunziata, ieri in aula ha rivissuto un traumatico “flash-back” del terrore. E’ durato pochi istanti. Il tempo giusto per riconoscere chi, quell’assurda sera, gli sparò a una caviglia per rapinargli lo scooter Honda Sh 300. Antonio, in tribunale, è accompagnato dai familiari. Gli stanno vicino, tenendolo per mano prima del momento clou del processo. Il momento in cui la vittima, chiamata a testimoniare dal pm, si alza dai banchi del pubblico. Antonio fa pochi passi. Sono cauti e incerti. Poi si avvicina al giudice. Che nel frattempo ordina a Luigi D’Acunzo, il rampollo oplontino figlio di Alessandro “gamba di legno”, il ras di largo Pescatori ritenuto vicino al clan Gionta, di fare anch’egli il proprio ingresso in aula. Luigi D’Acunzo ha le manette ai polsi, ma il viso alto e lo sguardo fiero. Dà un’occhiata al pubblico. Perchè anche i “suoi” assistono all’udienza. Luigi D’Acunzo incrocia le loro facce, e infine quella di Antonio. Che viceversa è attonito, smarrito, in preda al panico. Antonio è smunto, magro come uno spillo. Proprio come allora. Per il riconoscimento in aula sceglie un classico completo nero. E’ il colore della paura. Quella rivissuta ieri, anche solo per un attimo. Prima di ritrovare lo spirito e il coraggio per rispondere: «E’ lui. Rivedo quel mento, i suoi baffetti. Posso riconoscerlo solo in questo modo. Non ricordo i capelli. Quella sera mi sparò mentre indossava un casco a scodella». La risposta soddisfa il giudice, non la difesa di Luigi D’Acunzo, assistito dall’avvocato Antonio De Martino. Antonio Malinconico, la vittima, esce dall’aula. Prima di farlo però evita con cura di girarsi, nuovamente, verso quel gabbiotto. E’ chiuso a chiave, ma il terrore e le ferite restano. Antonio Malinconico ha finito, sembra sollevato.

Il processo sulla feroce rapina andata in scena nel 2016 al rione Raiola, invece, prosegue. Il giudice vuole ascoltare infatti Michele Panariello. E’ il giovanissimo oplontino già condannato, in appello, alla pena di 5 anni da scontare agli arresti domiciliari. Una condanna per tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco arrivata il 27 dicembre del 2018, nel filone-bis del processo svoltosi a Napoli con rito abbreviato sulla medesima rapina. Lui, difeso dal legale Giuseppe De Luca, ha da subito confessato di avere preso parte alla rapina. «Ma non ho mai sparato» ribadisce il giovane al pm e al giudice. «Ricordo che eravamo in sei su 3 scooter diversi – prosegue -. Quella sera partimmo dal porto di Torre Annunziata. Andiamo a ‘fare’ un motorino, ci dicemmo. Era quella la nostra missione. Sì, c’era anche ‘Gigino’ (Luigi D’Acunzo,.ndr). Ma io non lo conoscevo di persona». Il 27 dicembre 2016, Antonio Malinconico fu inseguito dalla baby-gang dall’African Bar fino a sotto casa. La vittima venne ferita dal gruppo armato a una caviglia e al petto. La feroce gang, oltre a Panariello e a D’Acunzo, contava altri 4 componenti, quasi tutti ragazzini. Due di loro erano infatti 16enni e imparentati con esponenti di spicco del clan di camorra Gallo-Limelli-Vangone.

Per questi ultimi il processo si è celebrato separatamente, con condanne inflitte in primo grado dal tribunale dei minori. Antonio Malinconico, quella sera, per difendere il suo scooter ricevette inoltre due proiettili esplosi all’indirizzo del torace. Il giovane marittimo, fino a oggi, ha ricevuto una provvisionale di circa diecimila euro. Soldi che potrebbero servirgli per le cure mediche. Perchè dal tentativo di rapina, Antonio non si è mai ripreso. Porta infatti nel fisico e nella mente i segni di una storia dalla violenza inaudita. La vittima del raid venne raggiunto nella zona di via Cesare Battisti dalla gang armata, che gli esplose contro tre colpi da distanza ravvicinata. Antonio Malinconico venne ferito gravemente all’emitorace superiore. Il raid bagnato dal sangue convinse infine la spietata baby-gang a scappare nel cuore della notte.

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